Voto4dummies – COME MANDARLI A CASA parte 1

Posted on 22/04/2012

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C’è un concetto che ormai aleggia in tutte le discussioni sulla politica: mandiamoli a casa. Ma è realisticamente possibile?

 Qualcuno comincia a farsi venire qualche idea, neanche così sbagliata: votare tutti un partito sotto il 4% è un criterio che si traduce nel non votare nessuno tra PD, PDL, Lega, UDC, IDV. Ma ci sono delle eccezioni: SEL? Ha più o meno del 4%? E poi avanzano API di Rutelli, Fini, i Responsabili… ma per carità: questi hanno meno del 4% ma non vanno mica bene.

Secondo me le condizioni vere sono due e sono tutt’altro che scontate:

  1. Che ci siano abbastanza elettori disposti a votare “qualcun altro” cioè un partito outsider, esterno al sistema attuale e seriamente intenzionato a ribaltarlo;
  2. Che esista un “qualcun altro” ragionevolmente credibile da votare e che – importantissimo – gli elettori potenziali di cui al punto 1 ne siano a conoscenza.

Ho messo le due condizioni nell’ordine logico in cui devono presentarsi e meritano una trattazione separata.

Comincerò dagli elettori. Al prossimo giro parlerò di credibilità e media.

 

In questo articolo di S.Brusco su Noisefromamerika (non certo un blog di rivoluzionari bolscevichi) nel fare un bilancio dell’operato del governo, si dice “una forza politica capace di rompere gli equilibri politico-economici attuali, colpendo le rendite che caratterizzano (e soffocano) tanta parte dell’economia nazionale (…) ci sarà solo quando una buona parte della popolazione italiana vorrà sostenerla.” BINGO.

Il concetto è fondamentale e tutt’altro che scontato. Esiste davvero questa “buona parte”? Quando si parla di queste cose, a parole sembra che tutti la pensino alla stessa maniera: tutti al bar sembrano pronti a parlar male dei politici, a scovare i corrotti, a beccare gli evasori, che sono sempre “altri”. Poi, però, quando dai discorsi passi ai fatti scopri che, come diceva una dimenticabile canzone di qualche anno fa, “gli altri siamo noi”: l’evasore è il salumiere all’angolo, tanto simpatico, che si lamenta delle tasse esattamente come te, ma poi non voterebbe mai un outsider perchè vuol continuare a non pagarle. Il raccomandato è quel ragazzo del terzo piano così gentile (ciellino?) che ti apre la porta se hai le mani piene di borse e che oggi lavora in comune anche se si è diplomato con il minimo dei voti. Scarpinato, il PM antimafia, raccontava che, quando a Palermo a metà degli anni ’90 arrivarono a colpire il 2°livello  delle connivenze mafiose cioè la borghesia mafiosa, lui cominciò a notare gente che non lo salutava più nei luoghi pubblici che frequentava. Finchè si stava bassi, tutti erano d’accordo, quando si arrivava a colpire il vicino, l’amico, il parente, allora il consenso spariva: non dicevano “caspita, avevo un amico mafioso” ma inveivano contro la magistratura al grido di “ma che state facendo, volete arrestarci tutti?”.

Non bisogna mai scordarsi che loro sono lì perchè qualcuno li ha votati. La domanda resta, quindi: se molti italiani sono in qualche misura “conniventi” con gli insider  c’è abbastanza gente disposta a votare un outsider?

È un vero peccato che nessuna ricerca relativa alle preferenze di voto abbia mai indagato il fenomeno. Tutti chiedono agli intervistati se voterebbero Di Pietro o Vendola, Berlusconi o Bersani, Bossi o Casini, ma nessuno sembra “vedere” il livello più alto, cioè la dimensione insider-vs-outsider.

Possiamo provare lo stesso a fare delle stime, non per ottenere un valore preciso, ma per arrivare almeno ad un ordine di grandezza. Le strade possibili sono:

  1. scandagliare le ricerche esistenti per vedere se esiste qualche variabile che indirettamente ci dia una misura del fenomeno;
  2. effettuare delle stime nuove basate su alcune macro-variabili, come il settore di attività lavorativa, ipotizzando categoria per categoria quanti non voterebbero mai un outsider.

MISURE INDIRETTE

Itanes (Italian National Election Studies, sito http://www.itanes.org) realizza da alcuni decenni uno studio sistematico sulle preferenze elettorali e sulle variabili che le determinano. È probabilmente il panel più completo disponibile sul tema: se la domanda insider-vs-outsider non la si trova qui, possiamo dire che non c’è. Ho chiesto loro i dati grezzi, in modo da poterli analizzare e me li hanno inviati (grazie!). Ho preso 4 anni a caso, compreso il 2008, cioè l’anno delle ultime politiche e mi sono letto tutte le domande, che sono parecchie, e molto articolate. La domanda più centrata era “quali sono le variabili che determinano le sue scelte elettorali?”. Le possibili risposte erano le seguenti

1 la coalizione
2 Il leader della coalizione
3 Il partito da Lei preferito
4 Il leader del partito
5 Il programma
6 Altro
88 Non so
99 Non risponde

Come si vede, niente che si avvicini a “la convenienza” o “i miei interessi”. Niente che scandagli il fenomeno del “voto connivente”.

C’è un’altra domanda, di cui riporto qui sotto la distribuzione di frequenza. Non è proprio quello che cercavo, ma si avvicina un pò di più. Chiedeva all’elettore quanto fosse d’accordo con l’affermazione “che governi la destra o la sinistra le cose non cambiano”. La somma di “è abbastanza vero” e “è proprio vero” può essere considerata una prima misura di coloro che in qualche modo hanno capito il concetto di outsider-vs-insider. Il valore cumulato delle due risposte è 49,97%. Cioè la metà degli elettori.

Giusto per onore di cronaca riporto che nel file del 1968 c’era una domanda che chiedeva di indicare qual’era il proprio partito preferito e, subito dopo, chiedeva il perché. Tra le possibili risposte, nascosta tra una selva di altre possibilità più edificanti, c’era un “perché fa i miei interessi”. La sceglievano lo 0,72% degli interrogati. La risposta più frequente era “non risponde”(il 13,32%): probabilmente lì erano annidati i veri falchi delle connivenze. 44 anni fa c’era ancora un certo pudore ad ammettere certe cose.

A pensarci bene, però, che nessuno indaghi il mercato potenziale di un outsider è anche naturale: i clienti di questi lavori sono insider, e quindi a loro interessano le variabili con cui  giocare “dentro” il sistema. Loro non vogliono buttare il Manuale Cencelli: vogliono solo aggiornarlo.

METODO EMPIRICO – CATEGORIE PRODUTTIVE

Ho provato allora a procedere in proprio, ipotizzando delle percentuali di conniventi diverse, a seconda del tipo di lavoro che fanno gli elettori. L’ipotesi di base è che sull’asse decisionale insider-outsider, due commercianti siano più simili fra loro che non un commerciante ed un operaio. Siccome però i commercianti non sono tutti uguali e generalizzare non è esatto, io ho immaginato delle percentuali da applicare alle singole categorie (prese dalle tavole statistiche dell’ISTAT-conti nazionali anno 2008). La percentuale risponde alla domanda inversa: quanti della categoria X non voterebbero mai un partito outsider? Le singole percentuali sono arbitrarie ma logiche: se disponessi dei finanziamenti pubblici avrei già iniziato una ricerca sul campo, ma non ce li ho e quindi, ciccia. D’altra parte per ora non interessa la precisione: bastano gli ordini di grandezza.

Razionali sui numeri: tra gli autonomi, ho ipotizzato percentuali minori tra gli agricoltori, che certo sono tra i meno favoriti dal sistema economico attuale, mentre tra i dipendenti ho immaginato percentuali maggiori di anti-outsider tra i dipendenti del settore pubblico, altamente sindacalizzati ed immuni da qualsiasi globalizzazione e/o concorrenza. I pensionati sono tra le categorie più colpite dagli insider, quindi dovrebbero avere percentuali basse, ma ipotizzo una loro maggiore resistenza culturale agli outsiders, che per definizione si presentano come novità.

 

numero (000)

COEFF.

No-outsider

LAVORATORI AUTONOMI  (000)    
Agricoltori

470,6

50%

        235,3
Imprenditori (industria)

799,6

80%

        639,7
Costruttori Edili

646,1

95%

        613,7
Commercianti (ingrosso/dettaglio)

1659,1

90%

      1.493,1
Albergatori e ristoratori

390,1

75%

        292,6
Trasportatori/Comunicazioni

171,5

90%

        154,3
Banchieri/intermediari finanziari/immobiliaristi/agenti imm./imprenditori servizi

1216

70%

        851,2
Altre attività (servizi alla persona, sport..)

713,1

90%

        641,8
TOTALE

6066,1

        4.921,9
LAVORATORI DIPENDENTI      
Agricoltori

545

10%

          54,5
Lavoratori Industria

4445,3

15%

        666,8
Lavoratori Edili

1284,2

25%

        321,0
Commercio (ingrosso/dettaglio)

1995,4

5%

          99,8
Alberghi e ristoranti

834,2

5%

          41,7
Camionisti/ferrovieri

407,3

60%

        244,4
Trasportatori aerei e marittimi

418,1

60%

        250,9
Poste e telecomunicazioni

245,8

80%

        196,6
Bancari/assicurativi/dipendenti settore immobiliare/informatici/servizi

2502,7

10%

        250,3
Servizi generali della pubblica amministrazione e assicurazione sociale obbligatoria

1377,4

70%

        964,2
Istruzione

1471,4

30%

        441,2
Sanità e assistenza sociale

1366,3

30%

        409,9
Altri servizi pubblici, sociali e personali

754,7

70%

        528,3
Attività svolte da famiglie e convivenze

1450,8

5%

          72,6
Pensioni di invalidità

4788

15%

        718,2
TOTALE

23886,6

        5.260,5
CONNIVENTI CATEGORIE LAVORATIVE + INVALIDI    

   10.182,4

Pensionati altri (dato 2011)

14048

50%

7.024,2

Casalinghe-disoccupati-studenti (per differenza dal tot.elettori)

9191

30%

2.757,4

 

 

   
TOTALE

47.126

Elettori

19.964,0

Votanti (2008)

37.937

   
% sul totale elettori

 

  42%
% sul totale votanti

 

  53%

Il numero finale sembra confermare che, se il 50% di elettori si dichiarano d’accordo con l’affermazione che i partiti sono tutti uguali, c’è un altro 50% che invece ha delle preferenze tra gli insiders e quindi è avverso agli outsiders.

C’è un ultimo dato, più recente, che incrociato con Itanes sembrerebbe confermare l’ordine di grandezza 50-50. Una domanda chiedeva agli elettori se, prima delle elezioni del 2008, avevano cercato informazioni su internet: avevano risposto “sì” il 17% circa degli intervistati. L’ultimo sondaggio sulle tendenze elettorali dà al Movimento 5 stelle il 7,2%, il che vuol dire che poco meno della metà di quelli che usano internet per informarsi ha, di fatto, già scelto: e la scelta è di votare l’outsider. Chi si informa su internet ha più informazioni degli altri, ha riconosciuto l’alternativa e, avendo la possibilità di scegliere, ha scelto. L’altro 50%, evidentemente, sono i conniventi, quelli che, anche sapendone più degli altri, non cambiano preferenze. E sappiamo bene perché.

È abbastanza per tenere tutto bloccato? Certo, se l’altro 50% non ha alternative o non sa che ci sono.  Ne parleremo nella parte2.

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