Crescita 4 dummies: ovvero quando vi parlano di crescita, cominciate a toccarvi…

Posted on 06/05/2012

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Mio intervento pubblicato su Reset-Italia

Ripreso da Informarexresistere

Nel più puro spirito “for dummies” di  I4D voglio provare a definire in modo immediato e soprattutto, utile un concetto che ci sta ammorbando in questi mesi: LA CRESCITA.

In questo momento storico, la crescita è quello stato dell’economia che permette ai privilegiati di continuare a drenare risorse per sè dando agli altri la sensazione che ce ne sia anche per loro. Una definizione siffatta chiarisce perché tutti, ma proprio tutti gli esponenti della classe dirigente attuale, anche quelli più a sinistra dei mancini, vogliano la crescita.

Tralascio di proposito il lato “ecosostenibile” della questione, troppo complessa per le mie conoscenze, ma vorrei invece definire bene cosa è stata la crescita fino ad oggi dal punto di vista economico. Una metafora, non mia, sarà di grande aiuto per arrivare subito al nocciolo del concetto: mi riferirò alla teoria del “trickle down” (TD) cioè dello sgocciolamento.

Immaginiamo le varie componenti della società come un insieme di bicchieri, che per vivere necessitano di essere riempiti di acqua cioè di risorse. Non è difficile immaginare che i bicchieri delle nostre società non siano tutti sullo stesso piano, ma siano messi “a piramide”.

Alcuni (molti) stanno sotto ed altri, via via sempre di meno, stanno sopra, più vicini al rubinetto che eroga l’acqua.  I teorici del TD sostengono che, se si vuole riempire tutti i bicchieri, bisogna lasciare la piramide così com’è e riempire sempre di più i bicchieri in alto perchè questi, una volta pieni, sgoccioleranno su quelli sotto che a loro volta sgoccioleranno su quelli inferiori e così via fino a riempire tutti i bicchieri. L’assunzione di fondo è: diamo soldi ai ricchi, loro creeranno i consumi ed i posti di lavoro che faranno arricchire anche i poveri. Un altro modo di esprimere lo stesso concetto era la frase “a rising tide lifts all boats”. Le analisi più recenti hanno ampiamente accertato che tale visione è errata per vari motivi, e che le “rising tides” fanno salire solo alcuni tipi di “boats”, ma le decisioni di politica economica tendono ancora e sempre a riproporre, più o meno di nascosto, il concetto. Certo, in un periodo come il secondo  dopoguerra (la teoria data, più o meno ufficialmente, il 1954) la cosa aveva un senso: mezzo mondo da ricostruire rendeva probabile un periodo di trenta o quaranta anni di crescita che, nella metafora del TD, voleva dire rubinetto aperto a manetta e bicchieri dal contenuto crescente anche ai piani bassi (bella forza: erano vuoti!).

Solo che nel frattempo sono successe alcune cose, per lo più connesse al concetto di mala fede che la teoria non aveva considerato.

Il più importante dei problemi, secondo me, riguarda la dimensione dei bicchieri. Un sano realismo consiglierebbe di immaginare che – per quanto i vangeli dicano che gli uomini sono in principio creati uguali – i nostri bicchieri non lo siano. I bicchieri dei poveri sono piccoli e basta poco a riempirli, mentre quelli sopra sono più grandi e non si riempiono facilmente. Quello che è successo però, è stato molto peggio: quelli sopra hanno allargato a dismisura i propri bicchieri fino a farli diventare catini, poi vasche da bagno e infine piscine olimpiche. Le hanno collegate fra loro con complessi sistemi di tubi in modo da deviare il flusso verso zone nascoste del sistema, le hanno scavate nel terreno per non far vedere quanto erano fonde. Così l’acqua, per quanto abbondante, sgocciolava sempre meno. Questo ha chiaramemte falsato i presupposti del sistema: un conto è riempire un catino, un altro è far tracimare un sistema di piscine. Eppure fino a non molti anni fa l’acqua che veniva giù dal rubinetto era talmente tanta che si riuscivano a riempire lo stesso i bicchieri sotto. Sopra costruivano piscine, ma il rubinetto aumentava il flusso più rapidamente e l’acqua era talmente tanta che c’era perfino qualcuno sotto che riusciva a passare alle bacinelle. La crescita continua era il paradiso dei privilegiati: riempirsi a dismisura le piscine facendo credere che ci fosse acqua per tutti.

Ora, però, il rubinetto sta rallentando. Non è in secca, sta solo rallentando il flusso, ma quelli sopra vedono, per la prima volta dopo moltissimi anni, le loro piscine un pò meno piene. Le piscine meno che piene, però, non tracimano più e quindi lo sgocciolamento, per quelli sotto, è fermo. I bicchieri in basso vedono il loro liquido evaporare e lanciano occhiate avide verso l’alto, verso quelle piscine di cui solo in parte intuiscono la dimensione (ah, se sapessero…). Dopo un pò qualcuno è venuto a dirgli che è colpa loro, e che lasciano evaporare troppo facilmente il proprio liquido. Poi gli hanno detto che devono stringersi di più, che si sono messi troppo larghi. Poi infine gli hanno spiegato che è colpa del rubinetto, e che, siccome il rubinetto è guasto da molto tempo, l’acqua aveva continuato a sgocciolare solo perchè l’avevano presa a prestito. Non c’è più crescita, hanno detto e senza crescita non c’è acqua.

Se qualcuno (i citrosodini?) mostrasse le piscine quasi piene ai piani di sopra, nessuno avrebbe dubbi sul fatto che ci sarebbe abbastanza acqua per riempire quattro volte tutti i bicchieri. Se qualcuno inquadrasse da vicino il rubinetto si vedrebbe pure che è tutt’altro che secco e che, se sopra non ci fossero delle piscine comunicanti, uscirebbe comunque abbastanza acqua per tutti i bicchieri, e pure per i catini.

Ma nessuno vuole nemmeno iniziare a svuotare le piscine e allora sotto con i dibattiti sulla crescita e su come fare a riaprire quel cazzo di rubinetto. E tutti (compresi la sinistra e i sindacati!!!!) ad auspicare, a incoraggiare, a strolicare. Ma se fossero appena un pochino onesti ammetterebbero che il rubinetto ne ha già data fin troppa, di acqua. E allora sarebbe chiaro a tutti che il problema non è quanta acqua esce dal rubinetto, ma quanto lasciare piene le piscine.

Quando vi parlano di crescita, pensate al TD. Vedrete, sarà impossibile prenderli sul serio. Del resto, fuori di metafora, per avere la crescita, quanti altri telefonini dovremmo avere? Quante nuove auto, e quanti appartamenti, mobili, cucine? Quante altre volte l’anno dovremmo buttare via scarpe nuove per rifarci il guardaroba e quanta benzina a 2 euro al litro dovremmo consumare per andare al lavoro, in ferie o a remengo? Siamo seri: questa è una crisi di domanda, è strutturale e la crescita non tornerà. Non abbiamo bisogno di nuovi beni, nè noi nè quelli a cui li abbiamo venduti finora. L’unica strada per restare integri è redistribuire un pò meglio quello che c’è. Una ragionevole via di uscita passa per l’abbandono del tabù della produttività che condanna le imprese a produrre sempre di più con sempre meno persone: dobbiamo cominciare a considerare sana un’azienda che serve i suoi clienti, paga i suoi dipendenti e arricchisce il giusto i suoi padroni e i suoi manager, stabilmente, senza aumentare ogni anno i profitti. Saranno abbastanza intelligenti i padroni delle piscine per capirlo? Io non credo: finchè continuano a parlare di crescita vuol dire che sperano ancora. Pensano ancora che le loro piscine possano restare piene.

In effetti per ora ci stanno riuscendo: tengono piene le piscine svuotando i bicchieri.

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