Opel contro la crisi: licenziamenti no, redistribuire sì

Posted on 25/08/2012

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Articolo pubblicato anche su Reset-Italia.

La Opel ha problemi di vendite, e li affronta così. Settimana corta, cioè 20% dell’orario in meno e riduzione del 6% della cifra in busta paga, e non si dice di quanto riduca l’effettiva esborso per l’azienda (in Italia il costo-azienda è il doppio di quello che arriva in busta).  Il provvedimento tocca circa 10.000 persone, cioè il 40% circa dei 25.000 dipendenti  delle fabbriche tedesche.

Ho appena parlato di redistribuzione, come concetto tabù per l’Italia e il fatto che la cosa faccia notizia da noi dimostra quanto sia vero, anche se in realtà il tabù è stato infranto, in questo caso, solo perchè devono aver pensato mal comune mezzo gaudio. Per la serie “la Fiat è messa male, ma anche gli altri non stanno messi meglio”.

Se Marchionne fosse stato AD di Opel e la Opel fosse in Italia, però, la risposta al calo delle vendite sarebbe stata ben diversa, ed avrebbe seguito i seguenti passaggi:

  1. Marchionne dichiara il calo di vendite e, senza nemmeno menzionare la settimana corta né alcuna forma di redistribuzione,  apre una procedura di chiusura di qualche impianto, ad esempio del luogo meno potente politicamente, che so (sparo a caso) due dei tre impianti di Bochum, che farebbe 2500-3000 dipendenti in meno. Del resto, il 20% in meno del tempo lavorativo di 10.000 dipendenti equivale a 2.000 dipendenti in meno e da noi QUESTO sarebbe stato l’unico dato di cui avrebbero parlato i media: anzi, avrebbero detto direttamente “ci sono 3.000 esuberi” (lo so, sarebbero 2.000 ma in questi casi sempre meglio abbondare, così intanto si fa un po’ di pulizia); CONTO ECONOMICO: se si facesse subito quello che dice Marchionne, l’azienda risparmierebbe il 30% del monte stipendi (quindi il doppio, come costo azienda), mentre i 10 mila lavoratori perderebbero il 30% del loro monte stipendi totali, così distribuito: 70% dei lavoratori non ci perderebbe nulla,  e il 30% perderebbe tutto;
  2. I sindacati si strapperebbero le vesti,  ma – attenzione – senza mai contestare la logica di fondo – ed inizierebbero una stucchevole pletora di dichiarazioni di principio tipo “bisogna trovare una soluzione al problema occupazionale dei colleghi di Bochum” oppure, più pragmaticamente “non ci sono 3.000 esuberi, forse sono solo 2.500”;
  3. Se il momento politico è favorevole, Marchionne se ne catafotte e chiude i suoi due impianti, conscio che lo potrà fare solo dopo aver fatto un pò di “ammuìna” stile Termini Imerese con finte ricerche di acquirenti, qualche vaghissimo progetto di riconversione etc etc. che dovranno occupare due o tre anni per poi concludersi  nel solito modo; in caso di “ammuìna” i suddetti due o tre anni verranno impiegati mettendo in Cassa Integrazione i suddetti tremila, al 75% del loro stipendio. CONTO ECONOMICO: l’azienda risparmierebbe comunque il suo 30% di stipendi (il doppio come costo), lo Stato pagherebbe il 22,5% del monte stipendi di Opel come CIG, mentre le buste paga dei 10 mila dipendenti calerebbero del  7,5% complessivo , così distribuito: 70% dei lavoratori non ci perderebbe nulla,  e il 30% perderebbe il 25% dello stipendio; alla lunga, però, siccome il monte ore si sarebbe ridotto del 30% e non del 20% come era necessario, probabilmente l’azienda dovrà pagare degli straordinari agli operai rimasti a tirarsi il collo e quindi il guadagno sarà minore;
  4. Se poi ci fosse un improvviso quanto improbabile rigurgito di orgoglio da parte sindacale, al massimo si potrebbe aspirare ad una formula del tipo: scordati il 30%, al massimo il 25% dei dipendenti in Cassa Integrazione a turno, una settimana al mese, che in qualche caso si è anche fatto, ma senza dirlo troppo in giro, per non infrangere il tabù mediatico. CONTO ECONOMICO DELL’OPERAZIONE: Opel riduce del 25% il monte stipendi (per due), di cui lo stato si accolla comunque il 18,75%, mentre gli operai si accollano la restante riduzione del 6,25%, tutti allo stesso modo. Nessun disoccupato.

Ultima cosa: qual’è il conto economico della soluzione Opel, quella vera?

L’azienda ha ridotto il proprio monte ore del 20%, gli stipendi del 6% (per due? Meno, siamo in Germania), lo stato non ci ha messo un euro e gli operai hanno ridotto il proprio stipendio del 6%, tutti allo stesso modo, ottenendo un giorno libero a settimana per fare altro, probabilmente per fare di meglio. Nessun disoccupato.

Gli operai ci guadagnano, lo stato pure, è l’azienda che ci mette qualche cosa. Del resto era quella che, negli anni precedenti quando le cose andavano bene, ci aveva guadagnato di più. Vivere in un paese serio ha anche questi vantaggi, che qualche volta, davanti a un problema, si sceglie la soluzione migliore per più gente possibile, non quella migliore per i soliti noti.

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