BREVE APOLOGO SULLA CRISI

Posted on 15/09/2012

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Immaginate un negozio, di una tipologia a caso. Facciamo che sia un punto vendita di una grande catena tedesca. Il 30% degli incassi avviene in un colpo solo, a fine mese. Il negozio vende bene, si allarga, assume dipendenti. Li tratta bene: stipendio discreto, fondo pensione, ticket restaurant; il proprietario ed il contabile hanno la macchina aziendale. Quella del proprietario è più bella.

Dopo un po’, comincia a succedere una cosa strana: un gruppo di rapinatori, proprio l’ultimo giorno del mese, entra, va verso la cassa (gestita dal capo contabile) lo minaccia ed esce con alcune voluminose buste contenenti  l’incasso. Nessuno vede armi, ma il cassiere sembra scosso. Il mese dopo succede lo stesso, e poi pure il successivo e quello dopo ancora. A fine anno, il conto economico del negozio è in rosso  e l’attività è fortemente indebitata perché l’imprenditore ha chiesto prestiti alle banche e ad altri negozi di altri paesi per finanziare le spese correnti. Il negozio non è assicurato.

Un mese dopo la chiusura del bilancio, arrivano i contabili della casa madre e, dopo un lungo esame dei conti, riuniscono i dipendenti e fanno loro il seguente discorso:

“il negozio va male; siete in rosso, i numeri parlano chiaro. Le vostre spese superano stabilmente e di molto i vostri ricavi, avete vissuto al di sopra dei vostri mezzi, avete fatto debiti  e non potete permettervi di farne altri. Anzi, dovete ripagare i debiti che avete. Noi non lo faremo al posto vostro. Possiamo, forse, farvi qualche ulteriore prestito per affrontare le spese correnti, ma solo se accetterete il nostro piano di ristrutturazione, che prevede un taglio del 30% di tutti i costi vivi del negozio diversi dal materiale da vendere: stipendi, riscaldamento, luce, corrente elettrica, etc.”

I dipendenti guardano sbigottiti verso il padrone, che annuisce e dice “non c’è altra strada. Ho chiamato anche un consulente, un tecnico, a controllare e ha detto che bisogna fare così“. Ecco chi era quel gufo triste che girava in ufficio, da un paio di mesi, pensano alcuni.

E così il negozio comincia ad operare per metà giornata al buio. Le merci sono scadenti e spesso quando entra un cliente, deve aspettare a lungo il suo turno perché sono stati licenziati dei commessi e quelli che ci sono devono fare i salti mortali. D’inverno, poi, i clienti si servono in cappotto, perché si è deciso di tagliare sui caloriferi e se un cliente arriva vicino all’ora di pranzo, può capitare che li trovi con il bancone apparecchiato e il cibo freddo portato da casa (i ticket restaurant sono stati aboliti). Nonostante la merce scadente, i prezzi sono anche aumentati, nel tentativo di ripagare i debiti. I clienti calano, ma non si fermano le rapine: puntuali, a fine mese, i figuri si presentano e sottraggono l’incasso. Il padrone ha fatto denuncia, ma non ha voluto sorveglianza, si lamenta in pubblico, ma non ha fornito elementi utili alle indagini. Dopo un altro semestre, i capi della casa madre impongono nuovi tagli: i risparmi precedenti sono stati consistenti, ma inferiori al calo degli incassi.

A un certo punto….

La storia potrebbe andare avanti, ma mi fermo qui. E’ evidente che nessun editore sarebbe mai disposto a pubblicarmela: troppo assurda, direbbe. Non è credibile: troppe incongruenze. Ogni mese arrivano i rapinatori e nessuno li riconosce? E la Polizia, perché non sorveglia il negozio? I dipendenti, poi, non si ribellano? Nessuno dice niente ai tedeschi? Nessuno gli spiega delle rapine e dei soldi che spariscono ogni mese? I ladri svuotano la cassa e quelli, invece che beccare i ladri e fermare le rapine, tagliano i costi per ciò che fa andare avanti il negozio? Perché il padrone non fa niente?

Tutto vero. Ecco, ora pensate che il negozio sia l’Italia, che i tedeschi siano i tedeschi, che i rapinatori siano mafiosi, politici corrotti, evasori e che i dipendenti del negozio siete voi.

E’ ancora così incredibile il racconto?

Siamo immersi nell’incredibile e non ce ne accorgiamo nemmeno più. Siamo parte di un meccanismo che vive al di sopra dei propri mezzi, ma non perché i mezzi siano troppo pochi, quanto perché dei ladri se ne fottono con regolarità assoluta una parte consistente. E la risposta del sistema non è cercare i ladri e farsi restituire il maltolto, ma ammazzare la parte buona del sistema, quella che produce i mezzi. Anche quelli che finiscono in mano ai ladri.

E i citrosodini cercano di farci discutere di Favia e di quanto sarebbe pericolosa una vittoria del M5S. Pericolosa per chi?

Pubblicato anche in Reset-Italia

Ripreso in Informarexresistere

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