ANTIDOTI ALLE INTERVISTE A MONTI

Posted on 11/11/2012

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Sempre nel filone del mio precedente articolo, ecco un altri due antidoti alla strabordante melassa delle celebrazioni di MONTI-UN-ANNO-DOPO.

La prima è una vecchia intervista ad Alberto Bagnai, il più chiaro degli economisti, che smentisce in poche righe tutti i luoghi comuni dei tecnici, assorbiti tramite la stampa mainstream.

L’altra è una visione chiara dei problemi, di parte della loro origine e di parte rilevante delle possibili soluzioni. In mezza pagina.

L’origine e lo scopo del documento (nobili eppure – facile prevederlo – drammaticamente inutili) sono qui : il documento è stato scritto a Galway, ridente cittadina situata nel paese che più di tutti ha eseguito i dettami della Troika e più di tutti ne sta dimostrando l’inutilità, ovvero l’Irlanda.

DOCUMENTO: Una visione alternativa della crisi dell’Eurozona

Nella diagnosi della teoria dominante la crisi dell’Eurozona è stata ridotta a una crisi fiscale causata dall’eccessiva spesa pubblica e da un gap di competitività fra Nord e Sud. La soluzione ortodossa è dunque di chiudere tale gap attraverso le politiche di “austerità fiscale espansiva” e di riduzione dei salari. Persino il FMI ha giudicato tali politiche un vicolo cieco.A nostro avviso la radice della crisi dell’Euro è invece nell’assenza di adeguate istituzioni nell’Eurozona, la quale manca di un genuino prestatore di ultima istanza e di politiche fiscali e salariali sufficientemente coordinate, oltre che in mercati finanziari internazionali, de-regolati e con grandi disponibilità di liquidità, più che felici di finanziare qualsiasi squilibrio – non importa quanto sostenibile.Ciò a cui abbiamo assistito nell’Europa continentale sono due modelli di sviluppo fra loro interdipendenti. Da un lato il modello mercantilista guidato dalle esportazioni del Nord non avrebbe potuto essere sostenuto senza il modello guidato dall’indebitamento nel Sud, il quale ha accumulato disavanzi commerciali e debiti. Con l’avanzata della crisi finanziaria, i debiti privati si sono trasformati in debiti sovrani. Il caso Irlandese è un esempio estremo di questo processo. Le politiche di austerità successivamente imposte ai governi hanno accresciuto la disoccupazione a livelli socialmente inaccettabili. Se proseguite, tali politiche condurranno a una depressione prolungata e a ulteriori forme di insubordinazione sociale.
Le istituzioni europee non erano e ancora non sono in grado di affrontare tali squilibri strutturali in maniera adeguata. La disoccupazione di massa e l’immiserimento sociale che risultano dalle politiche di austerità stanno minacciando la sopravvivenza della democrazia nell’Unione Europea.

Prospettive alternative
Sulla scorta della nostra diagnosi siamo convinti che l’Europa dovrebbe ribaltare il regime corrente di politiche di austerità.In termini di politica monetaria, riteniamo che la BCE dovrebbe agire come un credibile prestatore di ultima istanza per alleviare la crisi dei debiti sovrani. Un passo successivo è quello di regolamentare i mercati finanziari, ed è inoltre necessario separare le attività bancarie di investimento a lungo termine da quelle commerciali a breve.
Nei riguardi della politica fiscale, il legame fra BCE e regole (condizionalità) fiscali dovrebbe essere fondamentalmente cambiato. La politica monetaria dovrebbe sostenere e assecondare regole fiscali espansive che mirino alla creazione di occupazione e crescita. I disavanzi di bilancio possono essere consolidati solo in una economia in crescita.
Queste politiche di stimolo alla crescita sono compatibili con la desiderata stabilizzazione dei rapporti fra debito pubblico e PIL. Nella situazione corrente di disoccupazione di massa, inoltre, tali politiche non presentano alcun rischio di inflazione.
Riteniamo anche che l’aggiustamento dovrebbe essere sostenuto da uno stimolo ai consumi attraverso più alti salari a cominciare dai paesi del Nord che hanno avanzi commerciali (come la Germania) e nei quali le politiche di moderazione salariale hanno contribuito in maniera considerevole allo sviluppo delle diseguaglianze nei redditi e degli squilibri delle partite correnti nel’Eurozona.
Se il Ministro delle finanze tedesco crede in ciò che ha affermato, che nessun paese può vivere per sempre al di sopra dei propri mezzi, allora deve anche esser chiaro che nessun paese può vivere indefinitamente sotto i propri mezzi. Questo implica che il mutamento della politica salariale in Germania dovrà rappresentare una componente importante della soluzione.
La comune prosperità dei paesi e cittadini del’Eurozona attraverso l’espansione della domanda aggregata, piuttosto che la sua contrazione attraverso il consolidamento fiscale a beneficio dell’alta finanza, deve essere riconosciuto come un imperativo per rendere praticabile il progetto europeo. Dobbiamo avere l’onestà intellettuale e il coraggio di agire conseguentemente.


Sottoscritto da

Amit Bhaduri

Jawaharlal Nehru University, New Delhi, India

Thomas Boylan

National University of Ireland, Galway, Ireland

Sergio Cesaratto

Università degli studi, Siena, Italy

Nadia Garbellini

Università degli Studi di Pavia, Italy

Torsten Niechoj

Rhine-Waal University of Applied Sciences, Germany

Gabriel Palma

University of Cambridge, UK

Srinivas Raghavendra

National University of Ireland, Galway, Ireland

Rune Skarstein

Norwegian University of Science and Technology, Norway

Herbert Walther

Vienna University of Economics and Business, Austria

Ariel L. Wirkierman

Università Cattolica di Milano, Italy

Sergio Cesaratto –da il manifesto

(11 novembre 2012)

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