AAA-CONSULENTE ECONOMICO PER GRILLO CERCASI

Posted on 16/03/2013

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Mentre tutti parlano di problemi contingenti come presidenti e chi-ha-votato-per-chi io sono seriamente preoccupato per cose – se permettete – più consistenti. Io credo che noi tutti siamo in serio pericolo e siano in serio pericolo le basi stesse di quella che fino ad oggi è stata, per molti di noi, la normalità. Parlo di cose che per diversa gente già non ci sono più, parlo di stipendi, di programmi, di futuro, di fare un viaggio, di comprarsi un paio di scarpe in più o semplicemente di andare al cinema con i bambini. Queste cose in questa società vengono – che ci piaccia o no – dal disporre di una fonte di reddito e quando il disegno evidente a chi lo vuol vedere è ridurre le nostre fonti di reddito come è stato fatto ai Greci (chi voglia avere un’idea, dia un occhio qui, oppure qui) io credo che il primo obiettivo  sia combattere queste cose come fossimo in guerra.

Per questo, quando vedo cose come QUESTA dichiarazione di Beppe Grillo io divento seriamente preoccupato. Perché dire che “vogliamo per l’Italia un programma come Agenda2010 di Schroeder perché se ha funzionato per la Germania lo vogliamo anche noi” è – per dirla nel suo linguaggio “una cagata pazzesca”.

Ti ci vuole un corso accellerato di ECONOMY 4 DUMMIES, Beppe. Lo dico – come i miei quattro lettori sanno – con la convinzione che se esiste una flebile speranza di venire fuori dal tunnel che il PUDE ha costruito per le nostre vite, questa passa per il successo del M5S. Ne sono ancora convinto, ma tu devi fare qualcosa, lo so che sei molto impegnato a controbattere i lupi che cercano di spolparvi qui e ora, ma il PUDE vuole esattamente che noi si faccia oggi quello che fece la Germania una dozzina di anni fa. Ma non lo vuole per motivi condivisibili da noi, e quindi tu non devi neanche pensare una cosa simile.

Le ragioni sono parecchie e ci sono persone serie (vedi fine articolo) che sanno elencarle molto meglio di me, ma provo a riassumerle.

PUNTO 1: la Germania deve il suo “successo” ad un fatto molto semplice: esportazioni, esportazioni e ancora esportazioni. Verso chi, caro Beppe? Ma verso di noi, of course: i due terzi dell’export tedesco è verso l’area Euro. Sembrerà strano, ma se c’è uno che esporta c’è qualcun altro che importa.

PUNTO 2: dato il punto 1, la politica di dumping sociale interno per favorire l’export funziona – ascolta bene – un paese per volta. Ecco perché se l’hanno fatta loro non possiamo farla anche noi, ed ecco perché loro si sono sempre mostrati così arcigni con gli altri sulle regole. Le stavano già violando loro, quindi se l’avessero fatto anche gli altri sarebbe finita la festa.

PUNTO 3: sai perché loro potevano  fare quelle cose e noi no? Oltre a quanto detto al punto 1 e 2, valga questo semplice grafico: riporta l’andamento del rapporto debito/PIL  di Germania e Italia negli anni seguenti all’introduzione dell’Agenda2010.Sleal_02

Le vedi le due linee? Loro stavano aumentando (e di parecchio) il loro indebitamento perché – ascolta bene – STAVANO LICENZIANDO A MANETTA.

disoccupatiDVedi quest’altro grafico che confronta i disoccupati tedeschi e quelli francesi?

I lavoratori tedeschi, ammorbiditi da qualche anno di mazzate, negli anni successivi hanno perso in molti il posto e dopo hanno accettato qualunque cosa, compresi quei simpatici, interessanti MINIJOB che fanno tanto decrescita se li fa qualcuno che ha già di che campare, ma che se li fa uno che non ha altro fanno una sola parola: MISERIA. E come hanno fatto i teutòni a non mandare in miseria i loro concittadini? Li hanno coperti di sussidi, pagati (anche) dai PIIGS che si compravano BMW e lavatrici Bosch. Secondo te, Beppe, lo potremmo fare noi che il reddito di cittadinanza non ce l’abbiamo nemmeno? No, dài che lo sai. Da noi i minijobs sarebbero “puri”: guadagni solo 600 euro al mese? Fatteli bastare, va.

Lascio che le parole finali siano quelle giuste. Quelle di Bagnai.

E allora secondo me, e credo anche secondo i dati (ma aspetto riverente le smentite degli esperti) è successo questo: che la Germania, mentre predicava il rigore fiscale agli altri, praticava una svalutazione reale attraverso un massiccio programma di sussidi diretti e indiretti al proprio sistema produttivo, via una riforma del lavoro che, come dire, se da un lato “flessibilizzava”, dall’altro doveva “sicurizzare” i poveracci che perdevano il posto (sì, la famosa flexicurity, sapete, quella cosa tanto moderna…). In pratica, lo Stato tedesco ha sussidiato l’abbassamento dei costi di produzione del sistema produttivo nazionale, facendosi carico delle varie “mancette” da elargire alle vittime delle riforme Hartz.

Del resto, (…) il tutto era evidentemente funzionale a uno sbilanciamento della crescita verso la domanda estera, le esportazioni. Capite? E questo è stato fatto mentre si impediva agli altri di fare altrettanto, abbaiando ogni volta che qualcuno sforava quei parametri in termini di deficit (3% del Pil) che il governo tedesco è stato il primo a sforare.

Il link all’articolo completo che spiega il concetto.

Caro Beppe, so che sei molto impegnato, ma trova il tempo per leggerti questo, dopo, vedrai, certe cose non ti verranno più nemmeno in mente e, già che ci sei, scorri l’elenco degli autori e sceglietene un paio come consulenti economici che – fidati – ne hai tanto bisogno.

Questo il link all’intervista completa a Grillo, in tedesco.

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