Grillo “scopre” i cerchi delle connivenze

Posted on 31/05/2013

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Pubblicato anche su Reset-Italia

 

Alla fine ci è arrivato anche lui nel post di commento alle elezioni amministrative: c’è una parte consistente degli italiani che si considera “a posto” anche così e, a scapito di tutti gli altri, non vogliono cambiare. Sono i cerchi delle connivenze: essi  esistono e sic rebus stantibus controllano i meccanismi chiave del paese. Era il 2007, il M5S era lungi dal vedere la luce quando io, in una fresca mattina di estate, mi tirai la classica manata sulla fronte dicendo “caspita (eufemismo) è così che funziona”. Era l’idea base di Italy4dummies che si sviluppava intorno a un’intuizione – tutt’altro che originale – che nelle società umane tutto ruota intorno ai nuclei dove avviene la distribuzione delle risorse, attorno ai quali le persone si distribuiscono in cerchi concentrici,  tanto più numerosi ed estesi quanto maggiori sono le risorse da spartire.  Più o meno tutti gli aggregati funzionano così,  ma il luogo in cui ciò è più evidente è lo Stato. Nello Stato il nucleo dei decisori è di norma elettivo, ma la vera peculiarità è la dimensione delle risorse da spartire: esso intermedia (non produce,  intermedia) tra il 40 e il 50% del PIL. Le due cose insieme (i decisori sono eletti e le risorse controllate sono enormi) determinano un meccanismo particolarmente evidente di connivenza tra un numero particolarmente alto di soggetti, al vertice dei quali sta il gruppo di coloro che prendono le decisioni politiche primarie. Io li chiamavo “il nocciolo”. Loro sono l’elite di quelli che Grillo chiama italiani di serie A e sono molti meno di 500 mila. Io ne individuavo circa 300, tra i quali solo una trentina interloquivano su tutto, i così detti “onnivori”, ma le vicende convulse degli ultimi mesi hanno spesso mostrato riunioni decisive tra non più di tre  o quattro soggetti che per la fretta non si curavano nemmeno di nascondersi dietro a direttivi o segreterie di partito.

Ok, quelli decidono, e gli altri? Gli altri traducono le decisioni degli onnivori in atti giuridicamente validi, nel modo più fedele possibile,  in proporzione diretta con i favori che hanno ottenuto. Per ottenere ciò, spesso si servono di altre persone intorno a loro, da comprare a loro volta perché eseguano gli ordini,  fino a che – di ente in ente, di provvedimento in provvedimento – le indicazioni diventano legge, destinando in ultima analisi le risorse nel modo voluto, fin nei minimi dettagli. E con questi, spingendoci fino agli enti locali e al parastato, forse arriviamo a 500 mila. Ma non basta ancora. Sia quelli del nocciolo che i cerchi intorno sono lì perchè qualcuno li ha eletti e come si fa a fare eleggere chi si vuole?  Prima di tutto con una ferrea selezione dei candidati (le primarie vere le fa forse solo Grillo), poi convincendo gli elettori a votarli, e lì, dove non arriva l’idea si provvede col portafoglio. E fu così che intere categorie di italiani hanno goduto di risorse (soldi, privilegi, impieghi) sproporzionate rispetto ai loro meriti, in cambio delle quali hanno garantito e garantiscono ai 500 mila suddetti la rielezione. È il resto della serie A, che è fatta sì da dipendenti statali (non tutti, Beppe, non tutti… hai mai visto degli infermieri in un ospedale affollato?), pensionati (non tutti, Beppe. Ci sono precise categorie da segare e lo sai bene anche tu) ma anche da evasori, dentisti, imprenditori che non imprendono e delocalizzano per pagarsi il SUV, commercianti da 1000 lire=1 euro etc etc.  E dalle loro famiglie. Io ho stimato che siano la metà degli elettori, milione più milione meno. Curiosamente questo articolo di Keynesblog pensando di criticare Grillo, arriva alle stesse mie conclusioni sia quantitative che qualitative e alla fine gli dà ragione, perché nel suo ragionamento cambia solo la composizione dell’Italia A, non la consistenza nè – più importante di tutto- le conseguenze politiche della sua esistenza. Questi non li puoi convincere: se fai sul serio a questi  puoi solo fare la guerra, promettendo loro lacrime e sangue, proporzionali ai privilegi fin qui goduti.

Da qui discende una logica conseguenza: puntare sull’altra metà, ovvero  quelli che pagano. Pagano le tasse (il dettaglio si vede qui, ed è impressionante), guadagnano poco,  o comunque meno di quanto meriterebbero, non difendono rendite e quindi votano per convinzione. Sono questi il pubblico cui il M5S dovrebbe rivolgersi, ma questi in buona parte,  non votano ancora per lui. E qui entra in gioco la macchina del consenso che alimenta tutto il teatrino dei media e mantiene l’Italia B nell’illusione che la politica che vedono in TV sia una cosa seria. Funziona un po’ come con lo sport dopato: se pensi che tutto sia a posto puoi ancora appassionarti, se leggi le carte dell’inchiesta su Moggi non ce la fai a continuare come prima.

Sono i piddini convinti, i leghisti da banchetto che non ci guadagnano nulla, i pensionati con sotto braccio Libero che sono convinti che Berlusconi sia uno che si è fatto da sè e intanto per colpa sua pagano l’IVA al 22% su tutto quello che comprano. Sono questi i target da raggiungere e se ci penso bene, le strade non sono molte e passano tutte per quella cosa solitamente nera, spesso piatta che parla anche se non interrogata. Non ci sono molte alternative: o riesci a riformare come viene gestita oppure devi andarci e provare a fargli il culo. Io sono convinto che, a certe condizioni, si possa farlo anche oggi: basta mandarci quelli giusti. Basta che ci vada tu, Beppe e – con tutto il rispetto – non ci vada Crimi (gran brava persona eh, ma non proprio un trascinatore…).

Se aspettiamo che internet spazzi via la TV stiamo freschi… accadrà, probabilmente, ma è una tendenza di lungo periodo. E, come diceva saggiamente Keynes, nel lungo periodo saremo tutti morti.

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