Crac Italia (e non parlo di patatine)

Posted on 25/07/2013

0


Alcune scene prese dalla mia normale esperienza quotidiana. Nessuna pretesa di scientificità, solo una sensazione, precedente al pensiero Casaleggiano sul crac economico imminente.

Milano, zona tra piazza Buonarroti, Piazza Wagner e Piazza Piemonte, ore 18.30 circa di un giorno lavorativo qualunque. Intorno all’incrocio con via Marghera ci sono diversi bar, almeno quattro, nel raggio di ottanta-cento metri al massimo. In ciascuno dei quattro bar diverse persone occupano i tavolini per il rito dell’aperitivo o solo per prendersi una bibita chiacchierando. Diciamo che due terzi dei tavoli sono occupati, almeno dieci per bar, totale una cinquantina di tavoli, con un centinaio di persone sedute. Fare quella cosa in quella zona di Milano (vedi qui per una rassegna) non può costare meno di cinque o sei euro a testa, anche prendendo un’aranciata, ma molti degli avventori non stanno prendendo un’aranciata: sorseggiano cocktail o aperitivi spiluccando da stitiche ciotoline di salatini e boiate varie per un totale fattura intorno ai dieci auro a cranio. Non hanno facce particolarmente contente, sorseggiano senza gran gusto qualcosa che fanno senza gran piacere, quasi per abitudine, probabilmente è soprattutto un rito che amano raccontare in giro. Diciamo che mediamente tre volte a settimana sono lì. Aperitivo-a-MilanoOgnuno di loro consuma trenta euro a settimana, qualcuno più assiduo anche di più (non sto contando il sabato) per sedersi lì a bere una cosa costosa di cui non ha bisogno se non per poter dire che l’ha fatto. Se lo fanno per quaranta settimane all’anno sono milleduecento euro. Più di un mese di stipendio per moltissimi precari, che già sono fortunati ad avercelo, uno stipendio. Non so perché, ma mi sarei aspettato di vederli più vuoti, quei tavoli: dopo diciassette mesi consecutivi di calo della produzione industriale e diversi trimestri di discesa dei consumi alimentari delle famiglie, avevo pensato che prendere l’aperitivo al tavolino di un bar in mezzo al traffico (non dico di fronte al mare, che ci avrebbe pure il suo perché) fosse una di quelle cose che avrebbero risentito subito della crisi.

Gallipoli, Salento. In vacanza con la famiglia mi avvicino alla spiaggia a sud di Gallipoli. I parcheggi sono tutti privati, arrivo nei pressi della spiaggia e vedo che sia a destra sia a sinistra si distendono posti auto ombreggiati, dati in concessione (mi piacerebbe sapere per quanti soldi) a uno stabilimento balneare che non si è accontentato di monopolizzare la carreggiata e di occupare l’arenile, ma ha pure costruito delle specie di casette a schiera che nascondono la vista del mare, immagino date in affitto. Poco male, mi incammino verso il lontano accesso al mare e scopro che anche tutti i parcheggi sono affittati in maniera permanente, con tanto di cognome scritto su un cartello e periodo di utilizzo. “Posto auto affittato ai signori Taldeitali dal 1 luglio al 31 agosto”. I parcheggi a pagamento pubblici costano 1 – 1,50 euro l’ora, quindi questi costeranno, a stare stretti, non meno di 7-8 euro al giorno. Per due mesi fanno 350-400 euro e solo per parcheggiare l’auto vicino alla spiaggia. Quanto guadagna in un mese un mini-jobber tedesco lavorando mezza giornata. I posti saranno un centinaio e sono tutti, ma proprio tutti, assegnati (e mezzi vuoti, questi manco ci vengono, al mare). Ma siamo in provincia di Lecce oppure a Montecarlo? Visti i modelli delle macchine parcheggiate (parlo dei leccesi) direi Montecarlo.

Ripeto: nessuna scientificità, solo osservazioni sparse, ma continuo a pensare che in un paese nelle condizioni del nostro ci dovrebbero essere più tavolini vuoti ai bar di una città dove non c’è niente da vedere o che i parcheggi d’oro per posteggiare il SUV targato EP davanti all’ombrellone dovrebbero aver qualche spazio non affittato. E invece no. Berlusconi direbbe che la crisi non c’è, io invece più prosaicamente direi che in Italia i soldi ci sono, probabilmente circolano in sempre meno tasche, ma non sono ancora abbastanza poche da innescare una reazione, lo “shock economico” di cui parla Casaleggio. C’è ancora troppa gente che elogia la “stabilità”, probabilmente perché non vuole alcun cambiamento vero: loro STANNO BENE COSI’. Altrimenti, se non delocalizzo la produzione o se non evado il fisco o se mi levano il mio bel 5% sui BOT (declinare a piacere il concetto …) come si fa col parcheggio? Forse il pregiudizio tedesco, che siamo un paese povero abitato da gente ricca, ha una parte di verità; loro lo dicono per i motivi sbagliati, cioè tassare gli italiani per ripagarsi i loro azzardati prestiti fatti dalle loro ancor più azzardate banche, ma che in Italia i ricchi siano tanti non è in discussione. Peccato che se i tedeschi – via UE – dovessero procedere, a pagare il conto non sarebbero gli italiani “ricchi”, ma gli altri, quelli che fino ad oggi già hanno pagato il conto anche per loro…

Ecco – mi viene da pensare – dove sono finiti i 120 mld spostati dal lavoro ai profitti negli ultimi venti anni, ecco dove vanno i miliardi dei dividendi per quegli azionisti che giammai devono sopportare perdite se le “loro” aziende falliscono, e allora sotto con la cassa integrazione e i licenziamenti, pur di conservare i profitti a due cifre. E coi profitti a due cifre – semplificando un pò – il loro bel parcheggio fronte mare.

Il capitalismo non è un sistema che possa reggersi autonomamente senza sfruttare qualche altro sistema non-capitalistico da cui prelevare, semplicemente prelevare, le risorse. Se i nuovi mercati (in senso geografico) scarseggiano, allora si passa ai vecchi, da sfruttare maggiormente superando quei vecchi dogmi che dicevano, per esempio, che l’acqua era pubblica, che la sanità è gratis, che i servizi pubblici non si pagano o si pagano poco perché gli erogatori non devono fare profitto etc etc La gente dovrà pure bere, curarsi, muoversi, no? E allora colpiamoli lì, PRIVATIZZIAMO che il privato è più efficiente (balla colossale), ma soprattutto privatizziamo che così il PRIVATO (quando ben piazzato nella sua rendita di posizione) INCASSA e continua a pagarsi l’aperitivo o il parcheggio vista mare. E chi non ha i soldi si arrangi.

Anche io sono tra quelli che vedevano già tempo fa in uno “shock” economico una delle possibilità (l’unica?) di uscita dal torpore per gli italiani che pagano il conto e non vedono internet. I fondamentali economici dicono che mentre noi parliamo di kazaki, il parlamento fa le tappe forzate per approvare entro tre giorni modifiche costituzionali che richiederebbero mesi di dibattito (ci sarà sotto qualcosa? Fate voi…)  lo shock sta arrivando : se ne sono accorti perfino i consiglieri economici di Grillo che ormai – era ora! – cita Bagnai e ne riporta le analisi. Speriamo abbia capito il discorso perchè, ripeto per l’ennesima volta, l’unica piccola possibilità che avvenga un vero cambiamento in Italia passa dal riccioluto duo e dal Movimento che a loro si appoggia. Loro sono gli unici veri outsiders, gli altri (compresa SEL che ultimamente appoggia ogni proposta dei M5S) sono insiders e hanno in testa dei grandi, gradissimi, imperativi cazzi loro.

Annunci