Welfare dei ricchi – le pensioni d’oro – parte 1

Posted on 13/08/2013

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Qualche giorno fa si è riparlato, in Parlamento di tagliare le pensioni d’oro e l’esponente del governo di turno, dopo avere dato perfidamente i numeri delle dieci pensioni più ricche d’Italia, ha concluso pilatescamente dicendo che a lui sarebbe piaciuto tanto, ma proprio non si poteva, perché c’era quella fastidiosa sentenza 116 / 2013 della Corte Costituzionale che aveva impedito una blanda tassazione tentata nel 2011, figuriamoci dei tagli. Quando qualcuno che dovrebbe avere potere mi dice che non può fare una cosa mi prude il naso e ho cominciato a farmi domande. Il prurito è stato aggravato dal fatto che il concetto di tassare le rendite sopra una certa cifra è un’ottima idea, giusta ed efficace, come parecchio tempo fa sono stato tra i primi a dimostrare facendo due conti, molto prima che lo facesse Grillo e anni luce prima di quella lince della Meloni, e quindi prima di rinunciarvi credo si debbano tentare tutte le strade.

Ma cosa hanno detto i giudici? La Consulta, in sostanza, ha detto che i ricorrenti (un temibile schieramento composto da un altro magistrato della Corte dei Conti in pensione, da altri titolari di pensione ordinaria diretta, quali magistrati ordinari, altri magistrati della Corte dei conti, magistrati militari e nientepopodimeno che dal Gruppo romano giornalisti pensionati) avevano ragione perché erano stati violati due articoli della Costituzione, l’articolo 53 che dice che la tassazione è progressiva, ma soprattutto l’articolo 3 che dice che i cittadini sono tutti uguali. La Corte ha detto: perché i pensionati sopra i 200k euro li tassi del 20% sulla cifra sopra soglia e i redditi normali no (o molto meno, come diceva una vecchia manovra di qualche governo fa)? E non vorremo mica che in Italia ci siano discriminazioni verso qualche categoria di cittadini – che so? – verso i giornalisti romani in pensione? Giammai, e la Corte si è mossa celermente per porre fine a questa ingiustizia, seguita a ruota dal governo che aveva fatto finta di provarci.

In sostanza, la Corte ha detto, fra le varie motivazioni in punta di diritto, che questa misura non era “indispensabile” perché portava pochi soldi e che, soprattutto, quella era una tassa e le tasse devono – in linea di principio – colpire tutti i redditi e non solo i redditi da pensione. Ha portato come esempio “virtuoso” la manovra Amato del 1993, ma io in verità non ho ben capito come mai quella manovra andasse bene, perché è vero che era una maxi – stangata (e quindi i motivi di necessità c’erano), ma all’epoca chi non aveva un conto corrente (o ce l’aveva e aveva su pochi soldi il che – si badi bene – non vuol dire essere poveri) fu colpito molto meno di chi ce l’aveva. Allora discriminare tra cittadini con conto corrente e senza conto corrente andava bene, discriminare tra titolari di redditi da pensione e altri redditi no. Ma allora se il problema è non discriminare, come mai va bene che i redditi da lavoro e da pensione siano tassati molto di più di quelli da rendita finanziaria? Sono entrambi redditi, ma chi vive di rendita paga al massimo il 27% di tasse, molto meno di chi vive di lavoro o di pensione: quella non è una discriminazione tra cittadini? E non è una discriminazione tra cittadini quella secondo la quale i cittadini nati prima di certe date hanno (o avranno) una pensione calcolata secondo certe modalità e quelli nati dopo secondo delle altre (molto peggiorative, of course)? Mah. Ci tornerò nella parte 2 del ragionamento.

Diciamo che non tutto quadra, anzi la sentenza mi sembra un atto di difesa da parte di una categoria di persone dei privilegi di un’altra categoria di persone delle quali loro andranno presto a fare parte. In pratica dei PENSIONANDI D’ORO hanno difeso i diritti di PENSIONATI D’ORO.

E’ un’ennesima manovra per non intaccare il Welfare dei Ricchi, cioè quel sistema di norme, leggi e leggine che cristallizzano dei privilegi vestendoli di diritto. Perché in Italia spesso il diritto non deriva da princìpi applicati in legge, ma da leggi che scolpivano nella pietra (cioè nel corpus normativo esistente) situazioni pazzesche, inspegabili. Ci sono stati individui o categorie di individui che sono riusciti, grazie a combinazioni fortunate di circostanze, a farsi riconoscere in un certo momento storico, delle rendite incredibili e oggi, quando si cerca di smontarle, ci si scontra con un vero e proprio scudo normativo messo lì esattamente per quello.

Quanto questo schema sia conforme all’articolo 3 della Costituzione è per me un mistero, che però vorrei provare nella parte 2 ad approfondire, per vedere se un qualche politico di buona volontà (che so, un parlamentare del M5S?) ha voglia di raccogliere il testimone e aiutare la causa, trovando il bandolo, anche giuridico della matassa.

Perché ho come una sensazione, che questa volta abbiano esagerato, tirando in ballo addirittura la Costituzione per difendere dei privilegi e che questa protervia possa alla fine ritorcersi contro di loro. Come Berlusconi che approva una legge sull’incompatibilità in caso di condanne e poi finisce per essere condannato e quindi soggetto al procedimento di incompatibilità da lui stesso approvato. Il caso delle pensioni d’oro è uno dei tanti casi in cui qualcuno in posizione di potere ha “legittimamente” trasformato quelli che erano privilegi in diritti acquisiti. E ho l’impressione che se si riuscisse a smascherare il meccanismo, l’origine di molte norme ed a smascherarle, queste potrebbero essere a loro volta definite incostituzionali e quindi aprire una breccia in tutta una serie di norme che oggi consentono ad alcune categorie di persone di prosperare sulle spalle degli altri.

Nella parte 2 sviscererò il meccanismo – di cui sono direttamente a conoscenza – alla base di molte delle pensioni d’oro, cercandone i profili di incostituzionalità e quindi le strade per rimediare arrivando – di fatto – alla loro abolizione. Partendo da lì vedremo se e come sia possibile impostare un’azione simile per altre situazioni la cui origine è paragonabile a quella.

Stay tuned

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