SPESA PUBBLICA 4 DUMMIES – L’ABC

Posted on 23/10/2013

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Da molto tempo non riesco più a guardare i TG. Quelle poche volte che ci provo i miei figli ridono perchè dicono che “parlo con la TV”, il che è tecnicamente vero. E’ che proprio non riesco a sentire certe cose e non sbottare. Quindi ho ripiegato sulla Svizzera (ogni tanto) e soprattutto sulla radio. Il GR1 delle 7 è la mia finestra sui media mainstream, che ascolto in silenzio: aiuta il fatto di non avere immagini e soprattutto, che sono le 7 del mattino e non ho la forza di contestare.
Ciò non toglie che attraverso questi media passino decine di volte al giorno messaggi che fanno sì che la maggioranza degli ascoltatori maturi un certo tipo di convinzioni. E non per caso, ovviamente. Il grosso degli ascoltatori mainstream DEVE maturare esattamente QUEL tipo di convinzioni. Chi segue I4D sa che quello è esattamente il compito dei giornalisti – pardòn, dei Citrosodini – e quindi sa come difendersi. Tuttavia, il 99% degli ascoltatori non ha difese, ascolta e assimila, spesso ben al di là di quanto siano disposti ad ammettere.
Per questo è importante ogni tanto sottolineare i casi più clamorosi (e pericolosi) di “finte verità” che vengono propinate quotidianamente. Di seguito vi racconto due esempi clamorosi riguardanti la spesa pubblica e forieri di conseguenze nefaste per gli ascoltatori (conseguenze che loro ignorano, ovviamente) che mi è capitato di ascoltare recentemente nelle mie brevissime finestre di monitoraggio dei media.
ESEMPIO1. L’ABC DELL’ECONOMIA. Il giorno dopo la presentazione del Documento di Stabilità, Alfano così commenta per i microfoni del GR:
abbiamo ridotto la spesa pubblica, e se si riduce la spesa pubblica si riduce il deficit e se si riduce il deficit si riducono le tasse“.
Ora, questa affermazione sta all’economia come l’affermazione “due più due fa cinque” sta alla matematica, ma questo semplice fatto (semplice per chi capisce almeno un poco di economia) normalmente sfugge agli ascoltatori di un media “mainstream”. Essi per lo più ignorano l’esistenza del moltiplicatore, ovvero di quella semplice legge di realtà che – è stato osservato ovunque e in tutte le epoche – quando cali di 100 la spesa pubblica, fa calare di “più di 100” (140? 150? 200? In questa sede non è importante… diciamo parecchio più di 100) il PIL. E se ciò accade, allora è vera la storia del Parapagal ed è falsa la storia che racconta Alfano. Se in una frazione il denominatore cala più del numeratore, la frazione aumenta, per cui se nel rapporto debito/PIL, il debito scende di 100 e il PIL di 120 (o 150, o 200) il rapporto AUMENTA. E’ aritmetica, non economia e tanto meno politica, cose che anche il fruttivendolo (con rispetto parlando) del mercato di Papiniano può capire, ma se non sai che esiste il moltiplicatore, puoi perfino pensare che Alfano abbia ragione.
ESEMPIO N.2 – C’E’ SPESA PUBBLICA E SPESA PUBBLICA. Qualche giorno dopo, il solito GR delle 7 riporta le dichiarazioni dei leader sindacali a commento delle misure del solito Documento di stabilità (ora noto in maggiore dettaglio). Il leader della Cisl Bonanni chiosa con un lapidario
non ci siamo: si continuano a finanziare sprechi e ruberie“.
Si riferisce ai tagli alla spesa, secondo lui troppo timidi e che, sempre secondo lui, impedirebbero di realizzare le ben più efficaci riduzioni del cuneo fiscale (leggi: riduzione delle tasse). Anche qui ritorna lo stesso nesso causale: meno spesa pubblica –> meno debiti –> meno tasse. L’ascoltatore medio, alla frase di Bonanni, parte immaginando con rabbia le facce dei parassiti statali a lui più vicini: il vigile distratto, l’infermiere menefreghista, il politico che incassa strafottente le sue prebende, i convegni inutili di qualche fondazione, etc etc. Questo Bonanni lo sa, ed è esattamente per questo che dice quella frase. Bonanni, però, sa anche un’altra cosa, che invece l’ascoltatore medio ignora ed ha a che fare – come per Alfano – con le conseguenze.
LE CONSEGUENZE.
Il fatto che due personaggi apparentemente così distanti dicano, in fondo, la stessa cosa NON SFUGGE alle budella dell’ascoltatore mainstream. Nessuno glielo fa notare, ma la convinzione matura nelle viscere secondo il ben noto meccanismo di ripetizione delle bugie teorizzato fra gli altri da un certo Goebbels. Dài e dài, nelle budella dell’ascoltatore medio si crea la ferma convinzione che l’equazione
meno spesa pubblica –> meno debiti –> meno tasse
sia vera. E dalle budella sale inesorabilmente al cervello, che – per evitare ripensamenti – lo affianca alla certezza che i “tagli” di spesa siano su quello che dice Bonanni, cioè su sprechi, ruberie etc.(chi direbbe di non tagliare le ruberie e gli sprechi?). Ma, come dicevo sopra, ci sono due cose che l’ascoltatore non sa, o meglio, che potrebbe sapere, ma solo a prezzo di faticose ricerche e approfondimenti, ovvero:
  1. che il moltiplicatore esiste e lotta insieme a noi (qui basta poco… come per l’Oscillococcinum), e che 1000 euro in meno di spesa pubblica, per quanto esecrabile, finiscono in buona parte in sacrosanti acquisti da benedetti imprenditori privati che vendono le – ahimè necessarie – cose grazie alle quali viviamo; ma soprattutto
  2. che qualunque taglio di spesa pubblica in realtà NON colpirà, se non marginalmente, sprechi e ruberie, ma colpirà le voci SANE della spesa, perchè è così che funzionano i cerchi delle connivenze. La spending review è stata fin qui (e continuerà ad esserlo) uno specchietto per le allodole, cioè per gli ascoltatori mainstream. Alla fine i tagli, quando va bene sono lineari e colpiscono tutte le voci di spesa allo stesso modo (sia quelle buone che quelle cattive) e quando va male (più spesso) risparmiano proprio gli sprechi, perchè foraggiano i conniventi grazie ai quali il politico di turno è al suo posto. Se in un reparto ospedaliero la nuova apparecchiatura per la TAC costa il doppio di quello che dovrebbe e gli infermieri sono meno del necessario, qualunque spending review taglierà gli infermieri. Un esempio? Questo sul Pio Albergo Trivulzio.
Da quando ho capito questa cosa, ho smesso di essere tra quelli che dicono che la spesa pubblica è un male, che ci sono gli sprechi, che vanno tagliati i fondi e altre minchiate del genere. Anche se questo è vero, siamo al punto che ogni cosa può produrre conseguenze inattese. Oggi, chi fa questo, anche in buona fede, fa il loro gioco, il gioco degli insider, di quelli che SPESAPUBBLICADEBITOCORRUZIONECASTABRUTTO.
E non saranno le domande (domande?) di un Fazio a farvi aprire gli occhi
GIUSTO OGGI E’ USCITO QUESTO ARTICOLO – SULLO STESSO FILONE; PUBBLICATO IN CONTEMPORANEA SU DIVERSI BLOG ECONOMICI PER DIRE LA VERITA’ SUI NOSTRI CONTI PUBBLICI E SULLE PREVISIONI DEI GOVERNI. NEL MIO PICCOLO MI UNISCO E RIPUBBLICO IN “PAROLE SANTE”
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