Il regressismo e lo sciopero dei bancari

Posted on 05/11/2013

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Giovedì 31 ottobre scorso una percentuale tra il 90 e il 95% dei bancari italiani ha fatto sciopero. Erano tredici anni che non lo facevano, perché pensavano di non averne bisogno: il bancario ha goduto fino a non molto tempo fa di condizioni contrattuali migliori di molte altre categorie di lavoratori, sia come soldi che come sicurezza. Ancora oggi il settore sta facendo a meno della cassa integrazione e gestisce gli esuberi con un fondo proprio, pagato per intero dalle banche e dai lavoratori stessi. Questo fondo ha mandato in prepensionamento decine di migliaia di persone, permettendo in molti casi perfino delle assunzioni di personale giovane al loro posto, senza chiedere una lira alla collettività. Il bancario assunto con contratto di apprendistato ha un periodo di sotto inquadramento ridotto rispetto alla legge e una percentuale di conferme altissima. Il bancario ha sempre un fondo pensione cui versare parte dello stipendio, con la banca che mette altrettanto (o anche di più, a seconda degli accordi) e, se si ammala, può contare su un’assicurazione integrativa che gli paga parte o tutte le cure.
Detto en passant, tutto questo non cade dal cielo: i bancari hanno sempre avuto una delle percentuali più alte di sindacalizzazione tra i lavoratori italiani. Visto che è di moda dire che il sindacato non serve a niente, meglio sottolineare. Negli ultimi anni le percentuali sono scese e, guarda caso, gli ultimi contratti sono sempre stati al ribasso.

Tutto questo fino ad oggi. Da domani l’Abi ha detto che tutto ciò deve finire. Perché c’è la crisi e le banche non possono più permetterselo. Il fondo esuberi non va rinnovato e anzi, già che ci siamo, disdettiamo pure il contratto nazionale con largo anticipo sulla scadenza e accompagnando il tutto con motivazioni apodittiche e lapidarie, riassumibili più o meno così: i bancari sono”culturalmente inadeguati ” al nuovo modello di banca, molti di loro lavorano in filiale e le filiali devono sparire o calare molto di numero. Punto. Numeri? Grafici? Argomentazioni razionali a sostegno della loro tesi? Nessuna. Regressismo allo stato puro. È talmente nel mood di questo tempo che sembra non esserci nemmeno bisogno di argomenti. Quando un esponente a caso della classe dirigente di questo paese dice che c’è crisi tutti allargano le braccia, incassano il mento, guardano un po’ di qua e un po’ di là e il discorso finisce lì. Come con la TAV, come con l’Euro, come con il fiscal compact. Sono dati di fatto e chi si oppone è un estremista fascista pericoloso disfattista (fa pure rima).

Ma io voglio argomentare lo stesso, perché in banca ci lavoro da venti anni e un poco ne so. Cominciamo dal pulpito, cioè dall’Abi. L’Abi è quell’allegra combriccola di espertoni che solo pochi mesi fa aveva elettoper la seconda volta (errare è umano, perseverare. ..) a suo presidente un banchiere capace (si fa per dire) di comprare una banca con otto miliardi di debiti senza nemmeno fare la Due Diligence (lo so, non ci si crede, ma l’ha detto lui ai magistrati). Associati all’Abi ci sono banche che hanno più di metà dei dirigenti che sono pensionati, o altre molto grosse e rilevanti che hanno concesso affidamenti ad un solo soggetto per quasi un miliardo di euro senza alcuna garanzia. Considerando un costo medio per l’azienda di circa 45k euro lordi per dipendente bancario (lo stipendio in busta è la metà) per recuperare il miliardo dato a Zaleski, Intesa dovrebbe licenziare circa 20 mila dipendenti su 96 mila totali, senza assumerne nemmeno uno. O, messo in altro modo,  quanti affidamenti a piccole imprese dovrebbe far rientrare, considerando che ognuno di essi rende poche migliaia di euro l’anno? Le banche da un decennio non producono più utili dalla loro attività tipica e i manager dovrebbero stare dalla mattina alla sera a inventare nuove strategie, ma cosa possiamo aspettarci da queste faine che in tutto questo tempo hanno saputo inventarsi solo esuberi, derivati truffa, titoli tossici e LTRO  senza ridursi neanche di un centesimo i loro stipendi? Lo sapete che più di metà dei 130 miliardi di sofferenze che affliggono il sistema derivano da fidi concessi da figure che vanno dal direttore generale in su? Poche centinaia di persone causano 70 miliardi di buchi. E come mai, di converso, le banche che fanno solo prestiti “veri” (ad esempio Banca Etica) hanno pochissime sofferenze? Sarà che danno i fidi solo a quelli che lavorano davvero? Loro rubano e nemmeno hanno l’onestà di ammetterlo, rilanciano e dicono “c’e la crisi”.

Ma allora la domanda è: quali sono i dipendenti inadeguati? Chi lavora in banca sa che spesso i dirigenti (più si sale più è così) sono la plastica rappresentazione del vuoto spinto, hanno una vision che raramente va al di là del prossimo comitato fidi e amano confrontarsi su tematiche di grande rilievo quali il livello delle finiture dell’ultima auto aziendale. Cosa ci si puó aspettare da costoro? E quale sarebbe il modello di banca cui dovrebbero adattarsi i lavoratori? Il modello “drena più soldi che puoi per gli amici e vedrai che alla fine qualcuno che paga lo si trova sempre?“.

Nein. Qualunque bancario di media intelligenza ha colto perfettamente le macro-tendenze e sa che:
  1. le banche hanno troppe filiali, ma le filiali non si sono aperte da sole: qualcuno le ha volute (e ha preso i bonus per questo) e lo stesso qualcuno le sta chiudendo (sempre con lauti bonus ad incentivarlo… non sto scherzando, è successo davvero: in una banca neanche piccola hanno dato bonus per l’apertura delle filiali e adesso stanno dando bonus per chiuderle);
  2. i clienti vengono sempre meno in filiale, perchè c’è l’home banking e si fanno tutto da soli (due domande 4 dummies: pagate forse di meno il conto corrente per questo? Chi intasca la differenza?);
  3. ci sono comunque molti spazi per un’evoluzione strategica dell’offerta bancaria. La banca è crocevia di numerosi intrecci con attività del cliente (acquistare casa, cambiare auto, mandare a scuola i figli, cambiare gestore telefonico, donare, etc etc) in gran parte non esplorate. Di più: la banca è a conoscenza di informazioni essenziali sui propri clienti che potrebbero essere opportunamente valorizzate. Dico la prima cosa che mi viene in mente: quanti affitti sono canalizzati su una banca? Agli affittuari non farebbe piacere avere tra i propri inquilini dei clienti della sua stessa banca che, magari, sa essere buoni pagatori?
  4. dati i punti 1 e 2, uniti agli aumenti di produttività che si verificano ogni giorno (sì, ogni giorno, checchè vi dicano quelli che ragionano in inglese) gli esuberi esistono davvero; però ci sono due “MA” grossi come una casa, ovvero
    1. il profitto è ricavi-meno-costi, non ricavi-meno-teste e un dirigente oggi costa come decine di impiegatiSe il problema sono i profitti, allora l’obiettivo è risparmiare, non licenziare. Faccio un semplice confronto: anno 1993 il mio primo stipendio in banca era 1,67 milioni di lire al mese e il mio direttore generale ne guadagnava circa 13 cioè 7,75  volte di più. Oggi Cucchiani prende 80 o 100 volte il neoassunto. e possiamo supporre che i dirigenti apicali vicini a lui non prendano meno di 40 o 50 volte. Anche a volergli dare un tetto di dieci volte il neoassunto, vuol dire che con i soli AD +  cinque dirigenti apicali si risparmierebbero 70+(40*5)=270 stipendi per ciascuna banca. Senza mettere nessuno per strada. E senza contare i dirigenti di seconda fascia (che staranno a 15-20 volte). Facciamo un’ipotesi prudenziale: con un tetto a dieci volte il neoassunto ogni banca potrebbe risparmiare, tra tutti i dirigenti, 300-350 stipendi. Banche più piccole hanno numeri inferiori, ma non di così tanto, forse il risparmio sarebbe di 150-200 stipendi. Come diceva Totò: è la somma che fa il totale. Quattro o cinque banche grosse, altre 15 o 20 medie, con il tetto ai dirigenti si arriva senza problemi a 4-5 mila “esuberi” risparmiati solo nelle venti più grosse banche. E vi assicuro che ce ne sarebbe anche in quelle piccole. Sono un mare di soldi, senza licenziare nessuno. C’è una raccolta firme in corso (tra bancari e non) su questo tema sulla scia del referendum svizzero e sta avendo molto successo e presto ci sarà una proposta di legge.
    2. oltre agli esuberi esiste anche un altro concetto semplice: gli FTE. FTE sta per Full Time Equivalent ed è quella grandezza che dice quanto lavoro a tempo pieno è necessario per fare qualcosa. Oggi, probabilmente, se il settore bancario conta 300k addetti, data la scarsa diffusione dei part-time, gli FTE saranno poco di meno, facciamo 270k (non conta la precisione, ma l’ordine di grandezza); nei prossimi anni si scenderà ancora (cfr. punti 1 e 2), ipotizziamo a 240k-250k FTE. Il modello Abi (che poi è il modello regressista) prevede che i 230k FTE siano garantiti da 200k bancari che lavorano 10 ore al giorno pagate come fossero 7. Un modello alternativo potrebbe essere quello di reperire i 230k FTE necessari tra i 300k bancari attuali, allargando, magari su base volontaria, il part-time. Il lavoro in banca non è un lavoro interessante per molti bancari, e c’è una certa percentuale di loro che scambierebbero tempo con soldi, se gli fosse proposto. Non tutti possono, non tutti ne avrebbero voglia, ma è probabile che la quota di adesioni ad un eventuale proposta sarebbe comunque interessante. Certo, se la mentalità dei banchieri è ancora quella del “i part-time è come non averli” allora stiamo freschi…
Allora, sommate i punti 3 (nuovo lavoro), 4.1 e 4.2 (risparmi) e magari scoprireste che le prospettive delle banche italiane sono meno nere di quello che sembra. A patto di smetterla con il drenaggio selvaggio delle classi dirigenti e a patto di provare a fare qualcosa di nuovo.

Su cose come queste fino al 30 ottobre i banchieri avrebbero detto “embè?”

Oggi parlano un pò meno.

Ma se vince il regressismo riprenderanno a parlare e, dopo i discorsi, passeranno ai fatti. Non deve succedere, l’hanno capito perfino i bancari.

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