2013 for dummies: l’anno politico in 4 passaggi

Posted on 27/11/2013

0



Contravvenendo alla regola generale che mi ero imposto, cioè di ragionare solo sulle cose essenziali e non sulle apparenze, oggi metto un agile vademecum per comprendere il presente-presente, entrando nella logica dei giornalisti mainstrem che, come disse Feltri al convegno di Goofynomics  – vivono nelle 24 ore. Che in realtà sarebbe come pretendere di capire una partita di calcio raccontando due minuti di gioco per volta; lui pensava di avere detto una verità shock e invece ci ha svelato un abisso, ma di questo parleremo un’altra volta.
 
Lo faccio solo per un motivo: andiamo all’essenziale e poi non se parli più, OK?
 
E allora usiamo lo schema classico 4 dummies dei quattro passaggi per raccontare il 2013 della vita politica italiana.
  
  1. L’Italia entra nel 2013 in campagna elettorale ed agisce solo ed esclusivamente in base a vincoli. I vincoli sono due:
    1. Il vincolo interno. Elezioni di febbraio. PDL perde oltre 6 milioni di voti, PD non vince, M5S al 25%. B ha un piano: l’emorragia di voti gli segnala che il tempo sta per finire, bisogna “pensare alla famiglia” e quindi pone sul tavolo la sua condizione, che suona più o meno così “fate quel che volete, io sostengo tutto, basta che non vada in galera”. 
    2. Il vincolo esterno. Molto semplice, di sole 4 parole: ce-lo-chiede-l’Europa. Oppure, più semplice ancora: 4 lettere: e-u-r-o. C’era prima, ci sarà poi: fino a qualche tempo fa l’Europa suggeriva, chiedeva, consigliava; oggi decide quello che devono fare i nostri governi. E la decisione dell’Europa su di noi era una sola: fate un governo, per carità, che al resto pensiamo noi.
  2. Vincolo interno + vincolo esterno = Napolitano + Letta. In primis  dopo le elezioni c’è l’elezione del Presidente della Repubblica e su questa – se non altro per questioni di forma – il vincolo esterno non agisce, lasciando campo libero a l vincolo interno. E questo non a caso produce Napolitano e non Prodi o – dio non voglia – Rodotà, perché costoro non davano sufficienti garanzie di mantenere B immune dalle conseguenze delle sue azioni (quelle criminose, si intende). Il presidente uscente, invece, si mantiene sufficientemente vago da alimentare una speranza (molto più di una speranza, dicono) e questo gli valse la ri-elezione. Una volta sciolta la prima parte del problema, si sciolse facilmente anche la seconda, quella legata al vincolo esterno. Letta era uno che aveva mandato un bigliettino di miele a Monti il giorno della fiducia al suo governo e che, qualche anno fa, aveva scritto un libro intitolato “Morire per Maastricht”, più sicuri di così…
  3. Facimm’ammuìna. Dati i due punti fermi precedenti, i restanti otto mesi sono stati sostanzialmente un “facimm’ammuìna”. Si è trattato per Letta di continuare a “distruggere la domanda interna” (Monti dixit) e tenere buoni i falchi della troika dando però l’impressione di concedere qualcosina allo “sviluppo”. Ciò si è concretizzato in annunci a nastro, seguiti da poche e secondarie misure concrete, secondarie perché se non fossero così, la Troika le boccerebbe. Nel frattempo la sua mission è stata di continuare la preparazione del paese alla sua definitiva deindustrializzazione con svendita degli ultimi pezzi pregiati. Obiettivo quasi raggiunto, direi. Sul fronte del vincolo interno, B e i suoi avvocati hanno perso più tempo possibile, ma siccome “c’è ancora un giudice a Berlino”, è successo che un processo (il primo!) è arrivato a sentenza definitiva. Cosa che, del resto, B riteneva probabile, altrimenti non avrebbe posto il vincolo interno.
  4. L’epilogo: vince il vincolo esterno. Alla fine il vincolo interno è sempre il più debole e B viene condannato ed espulso dal Parlamento. Il PD finge di smarcarsi, si rifà una verginità e l’Italia può finalmente sottostare senza intralci o deviazioni al solo vincolo che conti davvero: L’EUROPA 
 
Ecco, questi sono i 4 punti necessari per comprendere cosa sta succedendo oggi. 
RIASSUMENDO: non sta succedendo niente, o meglio, niente di inaspettato o di imprevedibile, niente di incerto. Solo la logica conseguenza degli avvenimenti precedenti. Nessuna delle cose che determinavano l’oggi è cambiata, quindi non vi è motivo per pensare che il domani sarà diverso. B pensa solo ai cazzi suoi e Letta fa manovre una dietro l’altra senza toccare una virgola delle politiche di austerità così ampiamente sbertucciate dagli economisti di tutto il mondo.
 
Ricordate cosa dicono a Bruxelles? Stabilità, ci vuole stabilità.
 
  
Annunci