Expo2015 – La spesa pubblica buona è quella che diventa privata

Posted on 08/12/2013

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Ieri ho fatto due cose entrambe vicine a casa mia, zona Nord-Ovest di Milano: sono andato alla Fiera dell’Artigianato e ho partecipato alla manifestazione contro una delle più costose opere per Expo2015,  No Canal. Tanto la Fiera dell’Artigianato è una cosa ben riuscita che ha colto un’esigenza diffusa di fare acquisti da artigiani che lavorano bene producendo cose belle dalle varie tradizioni locali (e infatti sono 18 anni che c’è) così invece il progetto della Via d’Acqua previsto da Expo2015 è una minchiata pazzesca, che costa un botto di soldi e non vuole nessuno.
Alla Fiera ho comprato, come al solito, formaggi assortiti dal padiglione della Sardegna e mi sono fermato a chiacchierare con i venditori, provenienti da Dorgali. Nel giro di due minuti mi hanno offerto del Cannonau e mi hanno raccontato che a Dorgali, a tre settimane dall’alluvione, ancora stanno senza l’acqua potabile.
Poi al pomeriggio ho fatto una foto allo striscione dei No Canal e non ho potuto fare a meno di pensare una cosa: quanti acquedotti possiamo riparare con 90 milioni euro? Sì perchè 90 milioni di euro è la cifra spropositata che costerà la realizzazione della Via d’Acqua che sventrerà la cerchia nord-ovest di Milano. Lo so, le due cose non stanno in vasi comunicanti, fanno riferimento a capitoli diversi di spesa etc etc ma queste sono cazzate. Al livello del bilancio statale i soldi per fare le cose sono sempre gli stessi, e lo dimostrano le mille discussioni che si generano ogni volta che qualcuno parla di tagliare qualche tassa e le fantasiose ipotesi che saltano fuori per coprirne il costo… tutto è collegato da un concetto di base: la spesa pubblica. La spesa pubblica è una sola e quindi signori, sveglia!! I soldi per l’Expo non sono soldi in più carinamente elargiti all’operosa Milano dopo decenni di odiosi trasferimenti alle pigre province meridionali, ma sono sempre gli stessi soldi di prima, che vengono tolti ad altri capitoli di spesa più utili, ma probabilmente non controllabili al 100% al fine di canalizzare i flussi nelle tasche giuste. Lo studio della Bocconi (nota Università indipendente ed al di sopra di ogni sospetto…) dice qui quanto deriverà da Expo, ma non dice quanto verrà tolto da altre parti.
L’Opera – alcune informazioni essenziali.
Il Parco di Trenno, per chi non lo conosce, è inserito in una delle zone più verdi di Milano ed è uno spazio ampiamente entrato nella fruizione comune degli abitanti da oltre quarant’anni. Io ho delle mie foto vestito da Carnevale mentre scorrazzo per gli stessi viali dove oggi campeggiano delle minacciose reti, con la differenza che mentre quarant’anni fa gli alberi erano piccoletti, oggi abbiamo piante rigogliose e noi ex-bambini nati in quartiere ci andiamo con i nostri, di figli. Un bel posto, insomma, sempre pieno di gente ogni domenica, non certo un’area dismessa da riqualificare. Lo dice in diversi passi nel suo parere del dicembre 2012 perfino il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che fa letteralmente a pezzi il progetto sottolineando in più parti proprio il fatto che non si capisca bene cosa ci fosse da riqualificare e manchino quasi del tutto riferimenti all’esistente (forse era imbarazzante perfino per loro mostrare quanto stava bene quella zona prima di scavarci un fosso nel mezzo…) . Le altre evidenti ragioni di disaccordo sono elencate nel volantino della manifestazione, affisso in tutto il quartiere.
Quindi perchè sventrare una bella zona verde per farci passare in mezzo una via d’acqua? Per farci il bagno quando fa caldo? No, il canale non sarà balneabile. Per andarci sopra coi pedalò? Nemmeno, il canale non sarà navigabile. Quindi perchè? Inutile ascoltare i vaneggiamenti prezzolati di qualche progettista che farnetica di ripristinare antiche reti idriche o completare quadri urbanistici. Quando uno si fa delle domande e non trova delle risposte razionali, l’unica soluzione è cercare i soldi. Qui è evidente che c’erano dei soldi da dare a qualcuno e bisognava trovare il modo di farlo facendolo sembrare un lavoro pubblico. Che poi è probabilmente tutto il filo conduttore del progetto Expo 2015: un grande progetto inutile ed anacronistico di cui si poteva fare a meno per spendere i soldi in modo più utile.
Ma allora, se la finalità del progetto è dare dei soldi a qualcuno, la prima domanda cui rispondere è CHI E’ QUEL QUALCUNO? La domanda trova due possibili risposte, una particolare e un’altra generale.
La risposta particolare va a cercare il beneficiario nell’appalto. Il primo beneficiario della Via d’Acqua è chi prenderà i soldi della commessa. Ho fatto delle verifiche e gli aspetti non chiari sono parecchi (li tratterò in un prossimo approfondimento) ma in sostanza i soldi andranno ad un’associazione temporanea di imprese tra quattro soggetti, tre dei quali sono imprese relativamente piccole e piuttosto specializzate nel ramo “canali, acquedotti e simili” mentre la quarta è un colosso degli appalti nazionali coinvolto in trame e misteri di vario genere negli scorsi anni, la Maltauro.
A me fa pensare a tre gnomi che fanno il lavoro ed un quarto “caporale” che incassa i soldi, e a voi? Il risultato della gara è un punteggio dove Maltauro & c. prendono il triplo dei punti rispetto al secondo: pensare male è peccato, il resto lo sapete.
Questo è il link completo all’appalto principale, per chi volesse cominciare a farsi un’idea (grazie a Stefano Limido, consigliere di zona del M5S per il link).
La risposta generale è più importante, così come capire lo schema della corruzione è più importante che scoprire un singolo corrotto.
Ora, se ci si pensa bene, il frame crea-un-appalto-inutile-e-fallo-fare-agli-amici è uno dei modi tipici di foraggiare le imprese di CL (l’altro è prendi-una-cosa-fatta-dal-pubblico-e-falla-fare-al-privato-purchè-ciellino), e non lo dico io: lo hanno raccontato gli stessi amici del Celeste nei vari interrogatori delle numerose inchieste in cui sono stati coinvolti (ad esempio qui ma anche qui): se bisognava dare soldi a qualcuno, dicevano i dirigenti della Sanità lombarda, si “predisponevano le delibere ad hoc in modo da realizzare il trasferimento voluto”. Chiaro, no? E allora, si sarà detta la Moratta, perchè fare tutta questa fatica e predisporre le delibere una per volta? Che poi magari cambia il sindaco e gli amici restano a bocca asciutta? Perchè non fare un bel progettone dove infilarci dentro un bel pò di cose inutili ma vincolanti che restino da fare anche con altri sindaci, anche con altre giunte? Ed eccoci al perchè originario di tutto l’ambaradan, quello di Expo 2015. Vi ricordate la finta del post-elezione quando Pisapia si chiese pensosamente se continuare o no con Expo e poi alla fine concluse, a malincuore, che ormai era troppo tardi per piantare lì tutto? I piddini avranno pensato a una decisione tecnica, causata – che so? – dalle penali di uscita o dal danno di immagine (come se un flop di ‘sta cagata non danneggiasse l’immagine di Milano). Naaaa. Il Giulianone nostro avrà fatto due conti e avrà stabilito quale fosse il prezzo per continuare: ha scritto tutto su un bel foglietto (diciamo un pizzino) e si sarà presentato al Comitato Organizzatore dicendo più o meno così “se ci date il tot% degli appalti, possiamo parlarne”. E quelli hanno ringhiato un po’, ma alla fine hanno detto – alla milanese – “pùtost che nient, l’è mej pùtost” e il circo è cominciato.
Ancora il modello ciellino, a pensarci bene: la spesa pubblica è brutta solo quando finisce nelle tasche altrui. Ho come l’impressione che a Dorgali le autobotti gireranno ancora per un bel po’.
FORZA SARDEGNA
DOMANI ORE 17.30 – PRESIDIO DAVANTI AL COMUNE
LA PAGINA FB DEL COMITATO
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Posted in: Milano 4 dummies