Grillo, Mister Lira e l’Euro-exit – parte 2

Posted on 03/03/2014

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Il ragionamento dell’articolo precedente sembra interessare molti lettori e quindi lo sviluppo più in dettaglio, anche perché mi interessano poco le vicende interne di dissidenti e litigi. Signori, stiamo facendo meno tre per cento sui consumi alimentari anno su anno: credo che abbiamo problemi più seri da affrontare. Ad esempio, tornare a far girare dei soldi uscendo dall Euro.

Veniamo a noi. Come?

Il punto più complicato di ogni ragionamento sull’uscita dall’Euro è sicuramente quello della “democraticità” della strada da seguire. Tutti parlano di cosa fare dal tempo T0 – in cui un governo in carica decide di uscire – in poi, ma nessuno ha analizzato la sua premessa necessaria, ovvero come fa un gruppo politico seriamente intenzionato ad uscire dal Euro ad andare al governo? Qui vorrei parlare non di T0, ma di T-1, T-2 etc.

Chiamiamo MISTER LIRA l’ipotetico personaggio (che sia Grillo, che sia Salvini, che siano Grillo e Salvini assieme, che sia chiunque altro) che ipoteticamente guidi questo ipotetico movimento anti euro. Davanti a lui io vedo un enorme trade-off tra democraticità ed efficacia.
In altre parole: PIU’ MISTER LIRA SI MUOVERA’ IN MODO DEMOCRATICO E TRASPARENTE, MINORI SARANNO LE SUE (e quindi le nostre) PROBABILITA’ DI SUCCESSO.

Per sviluppare il ragionamento, provo a collocare su un ipotetico grafico cartesiano le possibili alternative. In ascisse c’è la DEMOCRATICITA’ e sulle ordinate mettiamo l’EFFICACIA. Su entrambe le assi cé una zona grigia che contiene, per le ascisse, tutte quelle soluzioni che presentano un grado di democraticità troppo basso per essere prese in considerazione (la zona del “non se ne parla”), mentre sulle ordinate si trova una fascia entro la quale stanno le soluzioni che non hanno ragionevoli possibilità di successo (la zona del “non se ne esce”).

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Le alternative possibili sono disposte secondo una ragionevole collocazione e si accettano suggerimenti e/o integrazioni degli scenari . Viste così, le varie alternative si collocano lungo un’immaginaria iperbole che segue piuttosto fedelmente lo svilupparsi della zona grigia. In poche parole, MISTER LIRA si trova di fronte, oggi delle strade che oscillano dal “molto efficace ma non se ne parla” (il Golpe Militare) al “molto democratico ma non se ne esce” (il referendum grillino). Le vie intermedie stanno tutte vicine (sotto) alla fascia del non se ne esce, e più sono democratiche, più se ne allontanano.
Lo scenario dinamico mostra qualche possibilità in più.
EE-ROADMAP99
Il percorso più promettente (o sarebbe meglio dire, meno scoraggiante) è il PERCORSO VERDE, che si conclude in un governo di tipo presidenziale di MISTER LIRA, investito di un forte mandato in senso Pro-Lira derivante da una delle possibili strade evidenziate dal grafico, ovvero a) evoluzione soft di un golpe militare (non se ne parla nemmeno) b) evoluzione istituzionale di moti di piazza che generano un successivo ribaltone, ovvero un cambio di governo SENZA nuove elezioni, dove il Capo dello Stato prende atto delle richieste della piazza e modifica di iniziativa l’assetto di potere. Parliamo di una soluzione appena al di là dei due confini minimi e di efficacia discreta, ma non esaltante: che un governo presidenziale di MISTER LIRA riesca ad insediarsi e portare  avanti l’uscita dall’Euro  è, infatti, tutt’altro che facile, a meno che i moti di piazza che originino il tutto non siano stati veramente imponenti ed energici, il che – per l’Italia – vorrebbe dire che siamo alla fame generalizzata.
E se siamo alla fame generalizzata, ho come il sospetto che il percorso più probabile diventi il PERCORSO ROSSO, stile Ucraina. I moti degenerano, gruppi ristretti ma organizzati di violenti prendono in mano la situazione e perdono di vista l’obiettivo (insediare MISTER LIRA al governo), scivolando verso il caos fine a sè stesso, che poi in fondo sarebbe quello che il potere costituito preferirebbe, in modo da poter presto o tardi procedere alla reazione in nome dell'”ordine”.
C’è poi un PERCORSO BLU, che vede come punto di partenza le prossime elezioni europee. Se MISTER LIRA le trasformasse in un preciso ed inequivocabile referendum pro o contro l’Euro, si otterrebbe un potente effetto di canalizzazione del consenso, molto simile a quello di un referendum vero sul tema. Riflettete: il Parlamento Europeo ha poteri vaghi e lontani e, in più, le connotazioni politico-ideologiche si annacquano nei gruppi sovranazionali (cosa sono il gruppo “alleanza progressista” o il gruppo dei “popolari”?), quindi le elezioni europee sono ideali per esprimere un voto libero, svincolato dalla convenienza immediata o dai vincoli di fedeltà ideologica. E’ un voto “innocuo”, quindi libero, quale migliore occasione per connotarlo in senso pro o contro Euro? Se MISTER LIRA ottenesse una vittoria netta a maggio, difficilmente Napolitano o Renzi potrebbero far finta di nulla e continuare sulla strada precedente e, più l’affermazione è netta, più immediata dovrebbe essere la risposta, che potrebbe passare per una strada “maestra” di nuove elezioni politiche oppure prendere la scorciatoia del ribaltone. Da ciascuna di queste strade potrebbe nascere un governo, che però in caso di ribaltone vedrebbe la luce in tempi relativamente brevi (TIPO 1) e, forse, ciò gli garantirebbe un brevissimo spazio di manovra in cui piazzare il week-end dell’euro exit, mentre in caso di elezioni (TIPO 2) lascerebbe tutto il tempo all’asse Berlino-Bruxelles di organizzare le contromosse politiche, economiche e finanziarie del caso (speculazioni, tempeste dello spread, campagne anti-debito pubblico, terrorismo, cavallette etc.). Resta infine il PERCORSO ARANCIONE che è poi quello ufficiale di Grillo, che parte dal Referendum. A chi gli dice che non è costituzionale, lui risponde “cambieremo la costituzione”. Ok, il referendum consultivo senza quorum è uno dei punti “storici” dei programmi dei grillini, soprattutto della base, ma il percorso è lunghissimo: cambiare la costituzione (un anno? Due anni?) raccogliere le firme, indire il referendum, vincerlo e, una volta vinto, sperare che il risultato non venga ignorato. Se anche sulla spinta del referendum ci fossero nuove elezioni, bisognerebbe farle, vincere anche quelle e, a quel punto, insediare MISTER LIRA al governo e giungere al T0. Assurdo. E’ di gran lunga la strada più difficile di tutte, così difficile da far dubitare che sia una proposta seria.
E’ agevole, a questo punto individuare un ORIZZONTE DEL POSSIBILE, che racchiude le varie ipotesi in una fascia di oscillazione (come quella del vecchio SME) che viaggia in buona parte sotto la linea del “non se ne esce”.
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Il percorso arancione è ampiamente al di fuori da questo orizzonte, così come lo è – al momento – la prospettiva di avere delle elezioni europee caratterizzate in senso pro-contro l’Euro. Le forze che spingono in questa direzione sono marginali (Lega) o marginalizzate (Le Pen in Francia o AFD in Germania), Grillo potrebbe fare la differenza, da noi, passando decisamente all’attacco, ma per ora ne parla a quattro gatti nei teatri. Il suo programma in sette punti sembra più ricalcare, in certe parti, le proposte del PD, riprese a più voci dai numerosi PIDDINI in circolazione, proposte che, a mio parere, si collocano in un orizzonte tutto loro, definibile, appunto come ORIZZONTE DEL PIDDINO.
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L’orizzonte del piddino parte dall’utopia pura “cambieremo questa Europa”, che poi lo dice anche Grillo, e finisce in proposte che si collocano tutte ampiamente SOTTO LO ZERO in termini di possibile Efficacia, fuori anche dalla zona del “non se ne esce”. Un po’ come al Tour de France i Gran Premi della Montagna “hors catègorie”, fuori categoria.
Bene, anzi, male. La situazione è questa ed esprimerla in mappe ha reso più evidente quale sia l’enorme problema dell’uscita dall’Euro: non è la sua convenienza economica (evidente) o la sua fattibilità giuridica o istituzionale (assodata), ma è e resta la sua realizzabilità politica, che dipende da due fattori:
  1. il consenso che deve spingere l’idea di uscire;
  2. la reazione che l’idea stessa susciterà nelle stanze del potere;
Più ampio e deciso e palese sarà il consenso, più esistono possibilità che la reazione sia debole oppure, se sarà forte, non basti a controbilanciare la spinta centrifuga. Purtroppo, come ho detto prima, temo che un consenso così possa venire solo dalla fame e quindi non so cosa augurarmi. Del resto, l’Euro-dittatura si sta organizzando, con strumenti sofisticati e dietro il solito paravento di “esportare la democrazia”, per prevenire qualunque rischio di derive non gradite di qualche paese. Chi ci proverà dovrà stare molto attento e ogni centimetro conquistato NON SARA’ GRATIS.
Nella parte prima di questo ragionamento ipotizzavo anche una strada diversa, nascosta che Grillo (o MISTER LIRA) potrebbero portare avanti nascondendosi, cioè conquistando il potere con altri argomenti per poi, una volta lì, fare il voltafaccia e passare all’azione. Di questa ipotesi non c’è traccia nei grafici, per un preciso motivo: se esistesse anche una sola possibilità su mille che le cose stiano andando davvero così, non sarò certo io a fare la spia…
RICORDO SEMPRE CHE DAL T0 IN POI, COSA SUCCEDE LO SI VEDE NEL BIGINO
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