Il Fatto Quotidiano e il frame Pro-Euro

Posted on 12/04/2014

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Dice il saggio che tre indizi fanno una prova. E quattro? Tanti sono gli indizi che l’unico giornale indipendente che c’è in Italia, ovvero il Fatto Quotidiano (IFQ), sia diventato, sul tema dell’euro, lui pure terreno di caccia del Pud€. Più precisamente IFQ sta lavorando intensamente alla costruzione del”frame” europeista per i suoi lettori, finora martellati intensamente sul tema castacorruzionebruttobrutto, ma non molto eruditi sul piano economico.

Gli indizi.
INDIZIO NUMERO UNO. Ad ottobre 2013 una delle prime firme economiche del FQ, Stefano Feltri, va alla due giorni per il compleanno di Goofynomics e, pur apprezzando il fatto che ci sia andato (cosa che il 95%dei suoi colleghi non ha fatto), lui ci va non per ascoltare, ma per parlare. Arriva poco prima del suo intervento e se ne va subito dopo, come se un giornalista non dovesse registrare e riferire un fenomeno, ma influenzarlo, indirizzarlo. Che poi nel suo caso sarebbe più esatto dire stroncarlo, perché il nostro interviene e dice (dal minuto 3 in poi e poi dopo un’ora), in sostanza “parlare di uscita dall’euro è inutile, adesso. Dovevate parlarne quando si stava decidendo se entrarci o meno, io vivo nelle 24 ore”. Bene, bravo, peccato che i tuoi colleghi dell’epoca avessero fatto di tutto per non parlarne. Supponente e piuttosto irritante: non guardo al di là del mio naso e me ne vanto.

INDIZIO NUMERO DUE. Il numero del mercoledì del FQ ospita da qualche mese una sorta di inserto economico. Qualche tempo fa esce, appunto di mercoledì, una breve intervista al prof Bagnai. Sono tre colonnine striminzite dove Bagnai espone in modo convincente ma molto stringato il suo pensiero. Il resto della pagina è un florilegio del Pud€ – pensiero (mi piacerebbe linkare la pagina, ma non mi sono segnato il giorno e la ricerca per abbonati nel sito del FQ fa schifo). Del resto, come ricorda lo stesso prof, sono due anni che fanno così

INDIZIO NUMERO TRE. 9 aprile l’inserto economico ospita il solito Stefano Feltri che discetta di Fiscal  compact (qui il giorno lo so e vi mostro il mis-Fatto) e ci dimostra che i timori di certi studiosi sono infondati. Ma no – dice il nostro – quali sacrifici, quali cinquanta miliardi l’anno: al massimo saranno quattro o cinque. Anche Bagnai aveva fatto un post sul tema qualche giorno prima e pure lui  giudicava eccessiva la cifra di 50 miliardi l’anno. La sua prima stima, però, si attestava su venti o trenta miliardi, che non sono cinquanta, ma sono pur sempre una mazzata che stenderebbe un bue, e soprattutto, prometteva uno studio serio sul problema, cosa che Feltri, concentrato com’è su cosa succede nelle prossime 24 ore, certo non ha tempo di fare. Eh sì, forse per questo il signor Feltri si dimentica di considerare il moltiplicatore fiscale, e quindi gli effetti sul PIL di un taglio di cinque miliardi di spesa. Anzi, dice che “rispettando le previsioni di crescita  (0,6% annuo REALE, mi vien da ridere, tagliando cinque miliardi di spesa, poi, è da sganasciarsi) se il debito non sale troppo, e se non arriva la deflazione, il Fiscal Compact ci costa 5 miliardi”. Mancava solo “se mio padre aveva cinque palle” e “se non arrivano gli UFO” e poi le avevamo tutte. Però il prode giornalista premette che le sue previsioni funzionano “incrociando le dita”. Chissà perchè, ma mi aspetto che lo studio econometrico serio di Bagnai sarà più vicino ai cinquanta che ai cinque di Feltri.

INDIZIO NUMERO QUATTRO. Edizione del 11 / 4. Titolo a tutta pagina : “Boom Grecia e la crisi morde di meno”. L’articolo è molto meno entusiastico del titolo, e dà conto di cittadini che non potendo più pagare le tasse (non hanno reddito) non pagano più il contributo al sistema sanitario e quindi non vengono più curati negli ospedali. E il boom? Il boom è che la disoccupazione è passata dal 27,2 al 26.7 e che gli investitori stranieri hanno comprato 3 miliardi di bond greci (te credo: per ripagarli lo stato non esita a depredare i cittadini, più sicuro di così). E nello stesso giorno, sulla TV del Fatto, esce un videoannuncio sull’uscita del documentario “Grecia il più grande successo dell’Euro”. Ma quanti guardano la TV del Fatto e quanti leggono il giornale? E’ un meccanismo che conoscono bene, perchè è come quando loro denunciano il politico di turno per misfatti vari e quello va  da Vespa a dire che non è vero niente: quanti leggono IFQ e quanti guardano Vespa?

C’è un senso in tutto ciò?
Forse è come dice Foa, che i frames sono talmente forti che ci sono molti giornalisti che vi si uniformano gratis, solo perchè la maggioranza la pensa così, o forse è come dice Travaglio, quando ricorda la frase di Victor Hugo “c’è gente che pagherebbe per vendersi”. Ce n’è anche nel suo giornale.
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