Legge elettorale for dummies (ad usum piddinii)

Posted on 09/07/2014

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Chiariamo subito: questo articolo non avrebbe ragion d’essere in un paese con un decente sistema di media e quindi con un elettorato decentemente informato. Ma in Italia c’è PD da un lato e Berlusconi dall’altro e quindi niente è impossibile, potrebbe esserci perfino qualche piddino che pensa che sia in corso un dibbbattito sul sistema elettorale tra PD e M5S e che questo conti qualcosa.
Innanzitutto partiamo da una frase attribuita al famoso magnate Rotschild, che diceva “datemi i soldi di un paese e non mi importa chi scriverà le sue leggi”. Il signore ne capiva qualcosa di potere, soldi e categorie collegate, e credo che il suo pensiero vada tenuto in considerazione. Infatti, la tematica della legge elettorale va vista, come moltissime altre inerenti la politica nostrana, su diversi livelli.

Il primo livello è quello che viene mostrato dai media, dove il partito A discute coi partiti B e C di legge elettorale. La discussione è animata perché il tipo di legge decide con buona approssimazione se il partito A ha chance di andare al potere o no, se il partito B, in fase di disfacimento, può sopravvivere o meno. La formula di voto, insieme a un mucchio di variabili tecniche (la grandezza dei collegi, i meccanismi di recupero, i premi di maggioranza, etc) determina in buona misura quali politici piano essere rieletti e quali saranno i trombati e quindi riveste grandissima importanza per loro. QUESTO È IL LIVELLO UNO. Questo dibattito nasconde con argomentazioni ideali le vere questioni di cui i partiti litigano, che sono LIVELLO MENO UNO. Un esempio: il tema della” governabilità”: loro ne parlano come se poter governare con mani libere consentisse di realizzare i rispettivi programmi politici; in realtà se chi vince ha molto margine farà quello che vuole, nel senso che potrà piazzare nei posti che contano i propri uomini e attingere, in ultima analisi, alle fonti di denaro oggetto delle decisioni politiche primarie () Chiamiamo questo il LIVELLO MENO UNO, quello meno visibile perché nascosto da più spesse cortine fumogene di politichese.

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L’apparente diatriba PD-M5S è eccezionalmente rivelatrice di questo duplice livello, perché vede uno dei due soggetti (il M5S) faticosamente abbarbicato al livello uno, mentre l’altro ha in testa solo il livello meno uno. I grillini discutono di modelli elettorali, di meccanismi, di collegi valutandone i pro e i contro, mentre gli altri pensano solo a B che vuole i truschini più biechi perchè da un lato il partito sta sparendo e dall’altro lui pensa solo a salvarsi le chiappe dai numerosi reati. E’ uno spettacolo grottesco, come il teatrino delle cinque domande, poi diventate dieci (ah, già dovevano inserire quella imperdibile sul CNEL, ah, se non si abolisce il CNEL non se ne fa nulla…) poi messe per iscritto, ma non vedete? Il PD sembra uno che ha davanti un triciclo da cinquantamila euro e una 500 nuova che costa la metà e deve convincere il mondo che è meglio comprare il triciclo. La verità, semplice semplice, è che il PD non può comprare la 500, perchè il venditore di tricicli li tiene per le palle. E quindi fa finta di litigare col venditore della 500.

Ma di tutto questo, al LIVELLO MENO DUE non frega assolutamente nulla. Perchè è al livello meno due che decidono chi comanda in Italia e, a quel livello, non solo se ne fregano della legge elettorale, ma possono tranquillamente fare a meno delle elezioni stesse, come dimostrano gli ultimi tre governi italiani. E non parlatemi del quarantapercento delle europee, perchè quello non dimostra la bontà della linea PD, ma solo la potenza della macchina mediatica messa in campo. A Bruxelles, che poi è come dire a Berlino, tutti commentano ogni frase che dicono a Roma quando si parla di ciò che per loro conta, cioè dei soldi; ma nessuno dice bè sulla legge elettorale: non è rispetto, ricordatelo. E’ indifferenza.
E mentre i piddini si occupano del livello uno e i loro dirigenti si occupano del meno uno, al livello meno due (o forse perfino al MENO TRE) si occupano del nostro futuro, quello vero, cioè questo.
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