Il Fatto Quotidiano e il Frame pro-Euro – analisi di un giorno qualunque

Posted on 08/08/2014

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Il mio abbonamento al Fatto Quotidiano scade a novembre e nutro sempre più dubbi sul rinnovo. Ho già riferito del suo ruolo non secondario nella diffusione di frames errati e fuorvianti su più di un argomento, sul tema della corruzionecastabruttobrutto non fanno passi indietro. Pure sull’euro non stavano messi bene, ma oggi hanno raggiunto il massimo. Un articolo di quasi una pagina (non molto inferiore allo spazio avuto fino ad oggi da Bagnai per tutti i suoi interventi messi insieme) a firma Marco Ponti dal titolo “Protezionismo per amor di patria” nientepopodimeno che A DIFESA DEL TTIP. Che c’entra con l’Euro? C’entra eccome. Non che l’essere favorevole al TTIP sia condannabile in sé, per carità: a far insospettire sul TTIP dovrebbero bastare i risibili spot in onda a reti unificate e la notizia (pubblicata in un trafiletto dallo stesso Fatto Quotidiano il 16 maggio scorso) che i documenti sui negoziati saranno consultabili ai deputati americani solo sotto la sorveglianza dei marines. Ma il problema non è questo. Il problema sono le argomentazioni a sostegno, che non ci sono, e l’ennesima, roboante, affermazione del frame.

Si parte da una strana esortazione tipo “non serve difendersi dalle multinazionali, tanto sono già ovunque” che suona un po’come quando uno dice “se te lo stanno mettendo in quel posto non ribellarti, faresti il loro gioco” per approdare subito a uno dei più classici evergreen piddini,  ovvero “ma come, coi nazionalismi ci siamo beccati dire guerre mondiali e ancora voi state a parlà di protezioni nazionali?”, per passare ad un elogio dei camionisti bulgari che prendono 500 euro e dormono sul camion, e, così facendo fanno un favore agli imprenditori italiani, che spendono di meno sui trasporti. Certo, anche facendo bruciare i rifiuti tossici in Campania gli imprenditori risparmiavano sui costi di smaltimento, ma forse tirare sul prezzo non è l’unica cosa che conta al mondo, o no? E invece per lui sembra di sì: infatti smonta un paio di decenni di discorsi sul cibo di qualità e sui controlli italiani chiedendo retoricamente “ma avete mai provato la qualità dei cibi tedeschi o danesi?”. Io ovunque posso mangio italiano e, tutto sommato, bastava fare una ricerca su Google per trovare questo dato sul numero di controlli per capire che in Italia si fa parecchio più seriamente che altrove. Ma secondo lui, preferire i prodotti italiani è “protezionismo puro”. Da qui il passo all’autorazzismo così di moda in questi giorni (altro frame in via di rapido consolidamento) è breve e spreca ben due righe per ricordare che siamo il paese col più alto numero di violazioni alle norme europee. Poi passa al mondo dei trasporti (che sarebbe il suo ambito), dove lui fustiga i “campioni nazionali” inneggiando alla desertificazione dell’Italia: che vengano le efficientissime e concorrenziali compagnie straniere a ciucciarsi i profitti del volo Milano – Roma. Certo, è vero che se il senso della vita è solo pagare meno il prossimo volo, col protezionismo stiamo un pochino peggio tutti, ma se io avessi dei parenti che lavorano nel “campione” iperprotetto de noantri, forse la vedrei un po’ diversamente… lui evidentemente, non ne ha e quindi viaggia sicuro verso la sua meritata pensione, che molti licenziati Alitalia vedranno dal binocolo.

Ma il meglio sta alla fine, come nei migliori film. Il lettore illuminista che si è trattenuto dalla tentazione di bruciare il giornale ed arriva in fondo, trova pane per i suoi denti. Il nostro commentatore UTAC (definizione di Travaglio, Un Tanto Al Chilo) chiude il discorso ricordando la madre di tutte le visioni protezionistiche: IL RITORNO ALLA LIRA. E la liquida così

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Anni di dibattito, ricerca scientifica, dati, confronti condotti da professori, economisti, spesso premi Nobel, liquidati così “balzo indietro storico (…) con impoverimento generale”.

AMEN

Bagnai per ottenere qualche ritaglio ha dovuto farsi un mazzo così per anni, acquisire un background coi controcazzi, mandare articoli sul tema a mezzo mondo, poi crearsi un blog, poi gestirlo, poi confrontarsi con l’altro mezzo mondo per trovare ogni minimo dettaglio che non va etc etc. E lui invece, da “professore di trasporti”, ecco che si ritrova una pagina intera aggratis per regalarci questo genere di minchiate senza uno straccio di argomentazione, senza un perchè. Una frase fatta, un luogo comune che va tanto di moda e via.

Oltre a questa perla, sul sito pubblicano un faccia a faccia Bagnai – Scacciavillani che più eurista non si può. Ma attenzione: l’eurismo non sta nelle parole, ma nel frame, che dice semplicemente oggi 8 agosto: uno spazietto a Bagnai, uno spazietto a Scacciavillani, più uno spazione sul cartaceo a Ponti. Tre a uno e palla al centro. Io credo che Il Fatto Quotidiano stia tenendo una linea editoriale cerchiobottista con evidente prevalenza per la botte, cioè per il piddinismo eurista che, a loro parere, probabilmente è maggioritario nei lettori. Peccato che il giornale si chiami IL FATTO e di fatti, i vari Scacciavillani e Ponti, ne portano pochini. Bagnai, di fatti, ne avrebbe a carrettate, ma si sa… lo spazio è poco e bisogna fare una sintesi, ed allora ecco che il frame vince sempre. Perchè oltre al tre a uno c’è di più. C’è LO SCHEMA DI BASE DI ALIMENTAZIONE DEL FRAME CHE AGISCE INDISTURBATO e che funziona più o meno così:

Prendi due persone con visioni opposte  e chiediti quanto ciascuno possa argomentare a favore della propria tesi. Può capitare che il fautore della tesi A abbia argomenti per dieci minuti di discorso (o mezza pagina di articolo), mentre il fautore della tesi B ne avrebbe per tre giorni (o per un’enciclopedia). Se tu sei onesto (intellettualmente onesto, innanzitutto) dovresti avere il tuo primo dubbio: sarà mica che ha ragione B? Ma lasciamo perdere la ragione e andiamo avanti. Ora, se i tuoi padroni (o il tuo gruppo di riferimento culturale, o la presunta maggioranza dei tuoi lettori) sono fautori della tesi B sei a posto. A ha torto, pubblichi B  e cammini impettito, fiero di avere contribuito alla libertà di stampa e alla cultura dei tuoi lettori. Ma se, per qualche umanissima e terrenissima ragione, preferiscono A, anzi, vogliono A, anzi, vivono per A, come fai? Fai quello che fa Padellaro: pubblichi prevalentemente la tesi A, ma siccome vuoi dire in giro che tu sei aperto a tutte le voci, riservi alla tesi B giusto lo spazio che un esponente di A sia in grado di reggere in termini di confronto.

In pratica, se A regge mezza pagina, dai anche a B lo spazio di mezza pagina, così fai finta di essere equanime, ma in realtà, mentre A dice tutto quello che ha da dire, B esprime solo una piccola parte delle sue argomentazioni. E dall’esterno sembrano simili, secondo la nota legge del dibattito.

E’ come se organizzi una gara di poesia tra Ciccio lo stornellatore e Dante, con il tema “componimento di tre terzine a rima baciata su inferno, purgatorio e paradiso”. Su tre cantiche non ci sarebbe partita, ma su tre terzine, lo stornellatore, opportunamente imbeccato, se la gioca, eccome.

E il Fatto è pieno pieno pieno di stornellatori. Padellaro, attento, i miei piedi votano.

 

 

 

 

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