La Merkel e il paradosso del Petisso

Posted on 11/10/2014

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Per i diversamente anziani, un breve excursus storico. Il Petisso era il soprannome di Bruno Pesaolapesaola

prima giocatore e poi allenatore famoso tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, “napoletano nato all’estero” come si definisce lui stesso, famoso per molte cose, ma che io ricordo in particolare per un’abitudine che aveva quando era allenatore al Napoli, di cui vi parlerò più avanti e che mi è tornata in mente ragionando sulla situazione in cui si trova la Merkel e su quanto siano vane le speranze di chi crede che la Germania cambierà politica.

Riassunto delle puntate precedenti: la Germania, dopo avere insistito per tirare l’Italia dentro l’euro a tutti i costi (Kohl, 1995), ha iniziato nel 2002 una politica di sistematico dumping salariale, comprimendo la domanda interna a suon di licenziamenti (osservate un po’ qui: quando c’è il picco dei disoccupati in Germania? Cosa è successo qualche anno prima del picco? Che riforme sono state fatte? A quali altre riforme assomigliano? Su, su, ci potete arrivare). Questa politica ha portato l’economia tedesca a sviluppare un differenziale via via crescente di inflazione con gli altri paesi UE (specialmente del mediterraneo) il che, non essendoci l possibilità di adeguare i cambi delle rispettive monete, li ha posti “fuori mercato”. Oggi la situazione parla di un paese (la Germania, appunto) in surplus commerciale e tutti gli altri in deficit. Quindi la Germania è ricca e tutti gli altri poveri? Non esattamente: la Germania come paese è ricco, ma questo non vuol dire che siano ricchi i tedeschi. Ci sono categorie di tedeschi che si sono molto arricchiti dal 1990 in poi e ci sono altre categorie di tedeschi (la gran maggioranza) che sono via via più poveri, e non godono il frutto di questo “successo”.

In Germania la curva dei cittadini al di sotto della soglia di povertà non lascia dubbi su come si sentano milioni di tedeschi dopo un decennio di questa cura: tutti dicono che loro stanno affamando l’Europa, ma ad avere sempre più fame sono soprattutto loro. Qualcosa non quadra, ma la cancelliera gli ha spiegato l’arcano: la colpa è dei PIIGS, cioè (anche) nostra, che non stiamo ripagando i nostri debiti di eterne cicale che hanno deciso di vivere al di sopra dei nostri mezzi. Ecco, sì, è proprio così. Noi abbiamo preso a prestito da loro i soldi per fare la bella vita e ora non vogliamo più ridarglieli, ragion per cui loro devono tirare la cinghia. Peccato che noi, i debiti, li abbiamo fatti per acquistare soprattutto merce tedesca e questo la signora lo sa bene. E che loro, quei soldi, non erano mica obbligati a prestarceli. E che infine, li hanno rivoluti indietro non perchè noi fossimo dei cattivi pagatori, ma perchè le loro banche, di soldi, ne avevano persi a transatlantici interi investendo ad minchiam su montagne di titoli tossici americani (cosa che le banche delle cicale, cioè le nostre, avevano fatto molto di meno).

Se dio in persona apparisse in prima serata sulle TV tedesche e spiegasse per via telepatica la verità ai cittadini alemanni, credo che Frau Merkel dovrebbe scappare con gli elicotteri, anche se quelli la salverebbero dai tedeschi, ma non certo da dio. Lei dice di essere credente, e se ci crede, sa anche benissimo che per lei è pronto un bel posticino al calduccio dell’inferno.

Tornando a noi, per ridargli indietro i soldi, abbiamo tirato la cinghia e alla fine sta succedendo una cosa semplice: ora che, come dice il nostro salvatore Monti, abbiamo distrutto la domanda interna, abbiamo permesso alle banche tedesche di rientrare, ma al prezzo di non comprare più le loro belle lavatrici, automobili, frullatori etc etc; e di questo se ne stanno accorgendo pure loro e quindi, di fronte all’onda che li colpisce, la Merkel si trova davanti a un dilemma non risolvibile: da un lato dovrebbe permettere a noi cicale di tornare a spendere (è lei lo spin doctor del partito “basta spènne, checcevò?”) perchè lei, a differenza di quelli del referendum anti-austerity, sa benissimo che se noi andassimo in maggiore deficit ricominceremmo ad importare prodotti tedeschi e quindi non risaneremmo la nostra economia, ma la sua. Però dall’altro, come fa a dirglielo ai suoi cari, amatissimi, mini-jobbers tedeschi, che l’hanno votata proprio perchè ci dava contro?

Ed ecco che mi è tornato in mente il Petisso.

Lui, quando allenava il Napoli, era bravissimo a fare una cosa: se il Napoli era in vantaggio, si piazzava davanti alla panchina e con il braccio alto (ben visibile dalla tribuna) incitava i suoi ad andare avanti. Nel frattempo, urlava ai giocatori di stare indietro, rafforzando il concetto con il braccio basso (nascosto). Ecco, la Merkel oggi deve fare così: davanti ai suoi concittadini deve fare la faccia dura e dire ai PIIGS “i compiti a casa si fanno”. Dall’altra, sottobanco, deve concedere agli stessi PIIGS (e alla Francia) di sforare tutti i parametri del mondo, se non vuole finire nel buco nero che lei stessa ha scavato.

La vera soluzione sarebbe aumentare gli stipendi ai tedeschi e aumentare gli investimenti pubblici (lo dice perfino il FMI) ma lì non sono d’accordo i suoi datori di lavoro, cioè gli industriali e i banchieri tedeschi, quelli che l’hanno messa lì e che gli hanno commissionato  (a lei ed al suo predecessore Schroeder) tutto questo bel lavoretto di macelleria sociale su scala continentale.

Komplimente, frau Merkel. Un vero capolavoro politico.

E questa sarebbe la locomotiva d’Europa, come la chiamano i giornalisti-servi del mainstream?

Strano, non sapevo che le locomotive dovessero essere trainate dai vagoni.

 

 

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