I FRAMES di ottobre

Posted on 01/11/2014

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Secondo mese di FRAMES ASSORTITI, dopo un settembre di riscaldamento, OTTOBRE si presenta più ricco di spunti, anche perchè la situazione si fa talmente paradossale che siamo sempre più vicini all’Orwelliana neolingua. Si potrebbe perfino azzardare che stiano consolidando una sorta di meta frame, un frame del frame, che guida i media nella costruzione dei sotto schemi in cui inquadrare i singoli fatti. E il metà frame è sempre più simile alla neolingua: le manovre recessive portano sviluppo, licenziare aumenta i posti di lavoro, i richiami UE sono segno di approvazione, chi manifesta per il posto di lavoro è un fannullone etc etc. In questa temperie culturale impregnata di regressismo la costruzione del FRAME si presenta come fattore sempre più decisivo per poter continuare il giochetto senza che nessuno se ne accorga. E allora vediamo ottobre.

Lo schema resta lo stesso: enunciazione del frame, breve esposizione della realtà, conseguenze.

IL META FRAME RENZIANO
Il nuovo avanza e il vecchio fa resistenza, per difendere i suoi indifendibili privilegi. La riforma è buona per definizione, non esistono riforme sbagliate e chi non esulta è perché ha qualche privilegio da difendere. La battaglia tra vecchio e nuovo assume connotati mutevoli, a seconda delle circostanze: nel mese di ottobre si è manifestata con riguardo a:

  1. Articolo 18 e jobs act;
  2. Manovra e documento di stabilità;
  3. Rapporti con Bruxelles: la lettera di Barroso;
  4. L’alluvione a Genova.
ARTICOLO 18
IL FRAME. I lavoratori sono l’ultimo dei problemi, la questione importante é ideologica, é lo scontro di potere, tra Renzi e l’opposizione interna, oppure tra Renzi e la Camusso, oppure tra Renzi e Peppa Pig, niente di più, niente di meno. Clamoroso il titolo del Fatto Quotidiano del 7 ottobre sull’articolo 18: Renzi distrugge la sinistra. E i lavoratori? Spariti dall’orizzonte visivo del lettore medio. L’articolo 18 è il passato, la riforma è il futuro: IS24O – articolo 9/10 – jobs act ci porta fuori dal ‘900. Il passato è cattivo in sé, anche se, a dirla tutta, il novecento sarebbe anche il secolo dove il mondo ha avuto il suo TOP dal punto di vista economico.
LA REALTA’: La riforma che abolisce l’articolo 18 non ha alcuna possibilità di sortire effetti positivi, data la situazione cui si applica: la storiella che licenziare di più serve ad assumere di più non si è mai verificata vera in tempi di crisi di domanda. Non esistono evidenze scientifiche, e nemmeno empiriche, che il meccanismo funzioni: in Germania dopo le riforme Hartz l’aumento di precarietà ha portato ad un calo della disoccupazione, ma in nuovi posti di lavoro creati sono i famigerati mini job da 400 euro al mese. E comunque, noi siamo (forse è più corretto dire eravamo) in concorrenza diretta con la Germania e quindi per riprenderci dovremmo ridurre i salari più di loro, che hanno iniziato una dozzina di anni prima.
LE CONSEGUENZE: ridurranno i salari, aumenteranno i disoccupati e comunque non servirà a una mazza. Avremo i mini job senza avere gli ammortizzatori sociali della Germania, e quando i dati confermeranno che siamo ancora indietro, il danno sarà fatto e la spirale recessiva aumenterà ancora, perché un mini jobber non compra una BMW, e nemmeno una Fiat (figuriamoci un disoccupato). E la colpa, diranno, sarà ancora una volta nostra, che abbiamo la castacorruzzzzioneevasionefiscalebruttobrutto e siamo poco produttivi.

LA MANOVRA
IL FRAME: la manovra contenuta del Documento di stabilita è un coraggioso tentativo di superare i vincoli dei burocrati di Bruxelles per ridare slancio alla nostra economia. Ci sono tagli alle tasse (via la componente di IRAP sul lavoro), soldi per i comuni (1mld) e tante misure che faranno ripartire l’Italia. Ma c’è qualcuno a cui non va bene, e sono quelli che perdono qualche privilegio: se qualche presidente o consigliere di regione si arrabbia é perché vede diminuito il suo lo stipendio, gli passerà. E poi c’è pure il bonus alle mamme, per questo paese che diventa sempre più vecchio.
LA REALTÀ: il totale della manovra fa 36 miliardi, con un saldo zero (così dicono loro), quindi ogni riduzione di tasse o nuovo incentivo é bilanciato da qualcos’altro di segno opposto, il che significa che il totale non cambia, anzi. In più, le entrate deriveranno da voci incerte, quali sforamento del deficit (vedi frame successivo) e la solita accoppiata spending review (che seguirà l’apposito frame e sarà del solito tipo e poi, figurati, il commissario è lì a far tappezzeria) e lotta all’evasione (si, va bé). E se non funziona, scattano le clausole di garanzia fra uno o due anni e nel 2018 ci troveremo con l’IVA al 25,5%.
LE CONSEGUENZE: il bonus di 80 euro alle mamme, ne costerà 600 . Ah, L’IVA su pane e pasta diventerà del 10% è solo questione di tempo e di far scattare le clausole di salvaguardia. Per adesso i soldi arriveranno da QUI

LA LETTERA DI BARROSO
IL FRAME: il prode presidente del consiglio fa uno sgarbo ai burocrati di Bruxelles e pubblica ciò che avrebbe dovuto restare segreto, ovvero i diktat europei che tarpano le ali alla sua manovra economica. Ma lui gliela farà vedere, a quei tromboni, e adesso andrà in giro a spifferare quanto costano loro. Però siccome noi non siamo come quei discoli dei francesi che vogliono fare sempre di testa loro, noi rispetteremo lo stesso i parametri e faremo quello che ci è richiesto. Certo ora sarà chiaro a tutti che, se fosse per Renzi, le manovre sarebbero espansive, ma è l’Europa che non vuole.
LA REALTA’: è questa. Un penoso gioco delle parti dove da Bruxelles scrivono lettere sotto dettatura per la serie “faccio come vuoi tu, ma scrivimi una cosa così e così e fai finta di arrabbiarti, tanto che ti frega, sei dimissionario”.
LE CONSEGUENZE: faremo quello che vogliono loro e ci beccheremo la solita mazzata recessiva, con peggioramento nel 2016 in cui si scateneranno tutti gli automatismi rinviati nel 2015, dall’avanzo primario all’IVA al 25%. E rischiamo pure che i piddini pensino che non è colpa loro.

L’ALLUVIONE A GENOVA
IL FRAME: il destino cinico e baro ha portato ancora una volta l’acqua alta. Ma gli eroici giovani genovesi si sono rimboccati le maniche e si sono mesi a spalare. Se non c’è stata la messa in sicurezza del territorio è stata colpa della burocrazia di parassiti statali che il dinamico governo Renzi spazzerà via come i giovani hanno spazzato via il fango. E quel retore vuoto di grillo si è beccato gli insulti e gli sta bene.
LA REALTA’: a Genova si pagano i costi di decenni di speculazione e sfruttamento selvaggio del territorio; gli ultimi venti anni sono targati Burlando, quindi PD e questa faccia di palta la sera del disastro mostrava al TG de la 7 una lettera di tre mesi fa che, a suo dire, dimostrava che aveva chiesto di sbloccare dei lavori fermi per cavilli burocratici. Tre mesi fa… E nei vent’anni precedenti? E ancora oggi propone progetti inutili come il terzo valico mentre un anno si e uno no interi quartieri vanno sott’acqua. E pure sugli angeli del fango ci sono dei dubbi.
LE CONSEGUENZE: nessuna. Burlando è ancora lì, il sindaco è ancora lì e i genovesi continueranno a passare l’autunno scrutando il cielo. Sarà realizzato qualche lavoro cosmetico in qualche punto a caso (meglio se visibile) e il grosso resterà come prima.

E con il meta frame Renziano abbiamo finito (per ora). Veniamo al resto.

LE PROTESTE “SPONTANEE” A HONG KONG
IL FRAME: i giovani di Hong Kong vogliono la libertà e allora scendono in piazza e occupano pacificamente le strade aprendo i loro ombrelli colorati contro l’opprimente regime di Pechino che non vuole la democrazia. E con Pechino ogni dialogo è impossibile. I cinesi, del resto, non sono mica lì a governare in virtù di un accordo internazionale universalmente riconosciuto, ma le loro sono “ingerenze” nella vita del libero territorio di Hong Kong.
LA REALTA’: vi sono diverse fonti indipendenti che riferiscono come le manifestazioni fossero guidate da esponenti che, negli ultimi tre anni, hanno ricevuto aiuti, istruzione e finanziamenti da parte Washington. La rivolta era – anche questa volta – tutt’altro che spontanea e, probabilmente, va inquadrata nell’ambito di una reazione statunitense alle mosse politico economiche della Cina, che si sta costruendo una propria e autonoma forza, anche grazie alla sponda russa. Non a caso, entrambe le potenze sono sotto attacco da parte degli USA.
LE CONSEGUENZE: Imprevedibili. Qui si sta giocando il gioco grande, ma grande grande. Intanto, però, i media preparano il terreno alla prossime mosse tafazziane che ci chiederà il nostro fiero alleato d’oltreoceano vendendo la tesi della rivolta spontanea per la democrazia.

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LE TRASCRIZIONI DEI MATRIMONI GAY.
Non serve spenderci più di tanto parole: classica battaglia di principio su diritti “cosmetici”, ma che fanno tanto “cose de sinistra”. Un piccolo gruppo di persone preso a simbolo di valori che non ci sono più, mentre la maggioranza dei cittadini subisce torti enormi con decisioni che, più che di sinistra o di destra, sono criminali. Ultimo esempio in ordine di tempo di quelle cose che consentono al PD di mantenere quel grembiulino rosso sul quale, come dice Bagnai” gli schizzi di sangue si vedono meno”. E chiedere agli operai di Terni per sapere se è solo una metafora.

EBOLA:
IL FRAME: non è chiaro. Si oscilla tra allarmismo e assicurazioni, e comunque sembra che sia un problema americano, anche se il 99% dei morti sta in Africa. Arrivano centinaia di persone al giorno sui barconi da noi, ma il virus, per ora, si diffonde con passeggeri che arrivano in business class. Sembra che il virus non si trasmetta facilmente, ma poi basta dimenticarsi una mascherina una volta e ci si ammala.
LA REALTA’: per ora imperscrutabile. E forse è proprio quella la chiave di lettura, anche mediatica: non ci sono certezze sulla parte scientifica e quindi non è ancora chiaro chi potrebbe guadagnarci. Non c’è un vaccino nel magazzino di qualche multinazionale e non sono chiare le conseguenze geopolitiche dell’epidemia, quindi non si sa ancora se è davvero preoccupante o no e non si sa ancora se qualcuno che conta ci farà i soldi o no. Quindi i media viaggiano a vista e pubblicano senza un frame, guardando solo quante copie venderanno domani. Vedi anche Foa su Ebola.
LE CONSEGUENZE: impossibile da dirsi, almeno per la gente normale come noi.

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GLI STRESS TEST DELLA BCE
IL FRAME: quei catttivoni della BCE continuano a trattarci male, ma il nostro sistema bancario è solido. Ci avevano provato a metterci all’angolo, ma Banca d’Italia nel 2014 ha aggiustato sette banche su nove di quelle che avevano puntato. State sereni: i vostri risparmi sono al sicuro.
LA REALTÀ: l’operazione si presenta poco più che teorica: gli scenari peggiori ipotizzati nei test sono meno gravi della realtà che ogni giorno siamo vivendo da anni. E poi, ci sono banche (di un paio di paesi a caso) con i conti pieni di merda, ma la BCE dice che è cacao, quindi viva il cacao.
LE CONSEGUENZE: dati i criteri di calcolo, le banche faranno sempre più trading e sempre meno credito. Del resto, se nessuno chiede credito anche se i tassi stanno a zero cosa significa? Non sarà forse che la crisi è di altro tipo? Il crac del 2008 non ha insegnato niente, quindi siamo destinati a riviverlo.

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