IL PADRE DI TUTTI I FRAMES – la caduta del Muro di Berlino

Posted on 07/11/2014

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VENTICINQUE ANNI FA (O QUASI) 9 novembre 1989.
Dopo ventotto anni di resistenza a tentativi di fuga, scavalcamento, abbattimento, sorvolo etc.stroncati il più delle volte a colpi di fucile, in una notte di improvvisa follia, grazie a un equivoco, la voce della storia sembra materializzarsi e cade il muro di Berlino. Certamente lo strumento mediatico del frame operava anche prima, ma ho motivo di pensare che lì è nato il padre di tutti i frames moderni, quello dal quale poi si sono diramati tutti gli altri, tutti quelli economico politici che ci ammorbano oggi: l’euro immutabile, la UE irreversibile, la retorica dell’Unione sovranazionale come antidoto contro ogni conflitto, la Germania come locomotiva d’Europa. Tutto nasce da lì, quindi vale la pena di ricostruire, a 25 anni dall’evento, la sequenza dei fatti, individuando il mega frame nato allora e le conseguenze della sua affermazione. La fonte principale non può che essere Anschluss di Vladimiro Giacché, uno dei pochi libri in grado di cambiare la mia visione del mondo, creando un “prima” di averlo letto e un “dopo”.
Come per la rubrica mensile, applichiamo lo schema tripartito di analisi del frame, ovvero
  1. Enunciazione del frame;
  2. Esposizione dei fatti;
  3. Analisi delle conseguenze;
ENUNCIAZIONE DEL FRAME
Questa volta possiamo fare un’enunciazione che è anche PREVENTIVA: scommettiamo che sarà questo il FRAME dei racconti sul venticinquesimo della caduta del muro? Dopo il 9, se interessante, vi posto anche la verifica. 

(ma il bombardamento è già cominciato, e da una fonte “insospettabile”).
Nell’ottobre del 1989 si materializza il lungo processo di preparazione del crollo del blocco sovietico e l’inizio della fine parte da Berlino. Nell’autunno di quell’anno giunge a compimento l’onda lunga di affermazione della libertà partita dal Papa Polacco e dal primo sindacato libero di un paese socialista (Solidarnosc), e sbocciato con la Perestrojka del leader sovietico Gorbaciov. Nell’autunno del 1989, il processo è ormai irreversibile e i vecchi dirigenti degli apparati socialisti non possono opporre che una resistenza di facciata. A Berlino scendono più volte in piazza i cittadini che chiedono l’abbattimento del muro e la libertà di movimento per troppo tempo negata, anche con le armi. In tutto questo si inserisce il generoso intervento dei fratelli dell’Ovest che accolgono i loro concittadini e gli offrono l’irripetibile opportunità di unirsi di nuovo a loro, tornando festosamente ad essere un unico paese. Lo slancio del presidente Kohl supera gli ostacoli burocratici e diplomatici e, in pochi mesi, realizza quello che sembrava impossibile: la riunificazione tedesca. Gli ex cittadini della DDR si liberano dell’asfissiante e occhiuto regime comunista di Honecker, arretrato e sull’orlo del collasso economico, e corrono verso i fratelli occidentali, che li accolgono regalandogli addirittura la loro moneta al cambio di 1 a 1 (un marco dell’Est uguale a un marco dell’Ovest). Grazie a ciò, gli “ossie” (così sono soprannominati i cittadini dell’est) si possono buttare a capofitto nelle agognate gioie del libero mercato: buttano le Trabant e comprano le BMW, girano estasiati per i supermercati, ora finalmente pieni di merci. Il processo si conclude rapidamente e la Germania torna, dopo 45 anni di ingiusta divisione, ad essere un solo paese, forte e decisivo per le sorti dell’Unione Europea e della NATO. E le statistiche lo dimostrano.

LA REALTA’ DEI FATTI
La DDR, nell’autunno del 1989, è il paese industrialmente più avanzato del blocco socialista. Nonostante negli anni immediatamente successivi al 1945, abbia pagato il 98% del totale dei debiti di guerra onorati dai tedeschi (la Germania Ovest, i suoi debiti, non li ha mai pagati), la sua economia ha visto, nei decenni successivi, un evidente sviluppo. Isolata dai boicottaggi occidentali, la DDR è scelta dal blocco socialista come fornitore di molti tipi diversi di beni industriali e conserva fino al 1975 perfino una vasta rete di imprese private. La politica ottusamente ideologica di Honecker la indebolisce, ma non intacca l’efficiente rete di servizi in essere (scuole, asili, ospedali) che fa della Germania Est, un posto relativamente buono dove vivere, anche nel 1989. Il punto debole del paese è la ferrea sorveglianza sui cittadini e la totale assenza di libertà di movimento, specchio di una leadership vecchia e sempre più insicura. Nell’estate del 1989 scricchiola il blocco socialista e l’Ungheria comincia a permettere anche ai cittadini non ungheresi di attraversare i confini con l’Austria. E’ l’inizio di un flusso migratorio massiccio che mette pressione su Berlino. A inizio ottobre Honecker si dimette, ma la gente sta in piazza, anche se le manifestazioni chiedono libertà e democrazia, non l’unificazione tedesca. La spettacolare caduta del muro accellera il cambio al vertice. Il nuovo governo DDR riforma parecchi aspetti della vita del paese, introducendo libertà e dando spazio all’iniziativa del singolo. A dicembre, un mese dopo la caduta del muro, il 73% dei tedeschi est, in un sondaggio dello Spiegel, é ancora favorevole ad una permanenza della DDR indipendente. A gennaio si svolgono incontri tra le due parti nei quali si discute di processi graduali di avvicinamento su orizzonti triennali. Ma a febbraio1990 c’è la svolta: dopo un viaggio a Mosca del segretario di stato USA la posizione della Germania Ovest ruota di 180 gradi. Elezioni a marzo e unione monetaria subito dopo, a luglio. L’Ovest offre il tasso di cambio 1 a 1 agli “ossie” come segno di generosità (il cambio vero era 1 marco ovest contro 4,44 marchi est). Il presidente Kohl cambia la sua linea su consiglio di alcuni dei suoi più influenti consiglieri economici, guidati da un certo Wolfgang Schaeuble e dal futuro capo della Bundesbank Hans Tietmayer. Washington dà il suo consenso e da febbraio in poi l’ovest chiede all’Est una sola cosa: moneta unica subito. A marzo si tengono le prime (e ultime) elezioni libere all’Est, libere per modo di dire, perchè i partiti dell’ovest inondano di soldi i loro confratelli dell’est, facendo condurre loro una campagna elettorale smaccatamente pro unificazione. Le elezioni trasformano i negoziati tra ovest ed est in incontri meramente formali dove la delegazione dell’ovest (guidata da Schaeuble) manda sprezzanti diktat all’est, rinforzati da una campagna di terrorismo economico condotta con distorsioni di dati e, qualche volta, vere e proprie bugie, che mira a far sembrare la DDR sull’orlo della bancarotta e necessitante di un salvataggio in tempi stretti. La DDR non è sull’orlo di nessuna bancarotta, ma il salvataggio arriva lo stesso. A giugno del 1990 i lander dell’est adottano il marco dell’ovest a un cambio molto vicino a 1 a 1, la gente pensa di ritrovarsi più ricca e invece non sa che nel giro di poche settimane sarà disoccupata. La produzione industriale cala del 50% in soli tre mesi, nessuno compra più i prodotti dell’Est, le aziende chiudono, chi può emigra all’ovest. Deutsche-Einheit-Logo-der-Treuhandanstalt-backLe aziende statali sono conferite in un fondo fiduciario (la famigerata Treuhandanstalt, detta anche solo Treuhand) che le svenderà al primo venuto, purché occidentale, distruggendo centinaia di miliardi di marchi e 3,9 milioni posti di lavoro. Le malefatte della Treuhand sono tali che dovranno essere approvate due successive apposite leggi per garantire l’impunità dei suoi funzionari.

Oggi nei lander dell’est si è inventato un nuovo termine (Ruckbau) image-213915-galleryV9-ipsdper definire la demolizione delle case, ormai vuote da anni per mancanza di persone; quasi la metà degli abitanti rimasti vive di sussidi statali e non c’è quasi più traccia di industria sul territorio, al massimo ci sono filiali di aziende occidentali che impiegano pochi addetti. Il reddito degli “ossie” è ancora lontano da quello dei “wessie” e le stime su quando i due valori saranno uguali si allontanano sempre più, tanto che alcuni ammettono che potrebbero anche non convergere mai. Le squadre di Bundesliga sono 18 a 0 per l’ovest (e sappiamo che poche cose come una squadra di calcio esprimono la potenza economica di qualcosa/qualcuno) e i membri dei consigli di amministrazione delle aziende quotate tedesche sono per il 97% “wessies” (vedi qui)
E c’è anche chi dice che, in verità, il muro non è mai caduto davvero.

Un riassunto della vera storia sta anche QUI.

Quanto alle statistiche che dimostrano il progresso dei lander dell’Est, basta far partire i numeri dal 1991 e il gioco è fatto.

LE CONSEGUENZE
Dato che si tratta di un frame nato venticinque anni fa, le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. La Germania, dopo avere fatto le prove generali con i cugini del’est (ti piace vincere facile, eh?) ha applicato lo stesso schema anche al resto d’Europa, con le stesse sequenze (prima la moneta, il resto vien da sè), le stesse dinamiche (la Grecia, e poi la Spagna, e poi l’Italia etc erano paesi falliti, da salvare perchè avevano vissuto al di sopra dei propri mezzi), gli stessi slogan e a volte perfino con gli stessi uomini (squadra che vince, non si cambia) salvo due non piccole differenze: 1) qui, non essendoci delle regioni tedescofone, ma paesi fino a ieri sovrani, ci vuole un po’ più di tempo; 2) A differenza della ex DDR, stavolta non hanno alcuna intenzione di erogare sussidi ai paesi desertificati per mantenere una qualche sorta di mercato in cui far vendere i propri prodotti agli efficientissimi industriali alemanni.

 E i programmi futuri non lasciano spazio alla speranza: per la Grecia e gli altri PIIGS si prepara una nuova Treuhand l’ERF, in cui far confluire gli asset nazionali da confiscare a garanzia dei debiti.
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