I FRAMES DEL MESE – gennaio

Posted on 28/01/2015

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We are smart enough to invent symbols and dumb enough to forget their symbolic nature. R.M.Sapolsky (articolo completo qui)
Inizio d’anno col botto, il 2015 parte con diversi avvenimenti di quelli che lasciano il segno e i relativi frames sono talmente potenti da essere polivalenti: un evento, più frames. Gennaio si presenta come una riedizione mediatica del modo di dire “prendere più piccioni con la stessa fava”.
Temi del mese: i pizzardoni, Charlie Hebdo, le Elezioni in Grecia (prima e dopo), le previsioni del FMI, lo sganciamento dall’Euro del Franco Svizzero e il miniframe nascente del nuovo Presidente della Repubblica.
pizzardone

Comincio a vedere in giro lo schema tripartito in altri blog che ammiro quindi insisto: frame, realtà, conseguenze.

L’ASSENTEISMO DEI PIZZARDONI
Il frame: nella città capitale della corruzione i vigili urbani (detti pizzardoni) si adeguano al clima di sbraco e si mettono in malattia proprio la sera dell’ultimo dell’anno, con avvenimenti all’aperto in tutta Roma. I soliti dipendenti pubblici privilegiati e intoccabili che se ne fregano del pubblico. Rendiamo licenziabili pure loro che poi vedi, se stanno in malattia.
La realtà: basta leggere qui e qui. Non era solo un frame tendenzioso, era proprio una bufala. Le centinaia di assenze erano solo una trentina, e molte erano pure giustificate, il resto era solo imprevidenza dei responsabili che hanno sottovalutato una reazione del tutto possibile a mesi di contenzioso contrattuale, gestito secondo la ben nota politica dell’embé.
Le conseguenze: la gran parte del pubblico ha sentito solo la prima parte della storia e userà l’esempio dei pizzardoni alla macchinetta del caffè coi colleghi, e in tutte le discussione da bar. Quei simpatici imbecilli di Caterpillar ci hanno pure fatto una trasmissione, sul frame “licenziamo o no i dipendenti pubblici”, in coincidenza con un passaggio parlamentare del jobs act, così il premier sta tranquillo che lo spin gira, come le canne sulla spiaggia, e -licenziabili o no – un posto per loro, in Rai, ci sarà sempre. Valga per loro la famosa poesia di Martin Niemoeller ripresa da Brecht sugli ignavi che distolgono lo sguardo e infieriscono quando le vittime sono gli altri.

La ciliegina: il mese si chiude con un bel richiamo (come per le vaccinazioni) con il tema dei troppi permessi per Legge 104.

LE ELEZIONI IN GRECIA 1
Il frame: ai primi del mese qualcuno in Germania comincia a parlare di uscita della Grecia dall’euro. La borsa di Atene perde il 12% in un solo giorno, in tutta Europa “bruciati 210 mld”. Visto cosa succede solo a pensare di uscire dall’euro? Irresponsabili! L’euro è irreversibile, ve lo volete ficcare in testa?
borsa di atene 2008-2015La realtà: l’immagine dei miliardi bruciati é un frame che funziona sempre, ma é una boiata pazzesca: se la borsa cala non si bruciano miliardi, così come se la borsa sale non si creano, ma la metafora vale per i cali, e viene subito usata per l’eurexit. Uno dei più attivi è l’economista di http://www.fanpage.it (vedi qui). Il grafico mostra cosa era successo nei sette anni prima; l’oscillazione di inizio mese è una “pinzellacchera” e non conta nulla nel panorama del crollo prolungato dell’economia ellenica; forse a Francoforte qualcuno ha semplicemente fatto insider trading sul breve termine.
Le conseguenze: il terrorismo preventivo avrà levato qualche voto a Tsipras? Non lo sapremo mai, ma certo mancare la maggioranza assoluta in parlamento per un solo seggio fa venire qualche dubbio. La buona notizia è che, alla fine, in un modo o nell’altro, l’eventualità che qualcuno prima o poi possa uscire dall’Euro è approdata sul mainstream. Come diceva quel tizio? “Bene o male, purchè se ne parli”.

L’ATTENTATO A CHARLIE HEBDO
Il frame: il nemico islamico é pronto a colpirci in ogni momento, dobbiamo stare uniti, chiunque pensi a qualunque forma di divisione (che so? Dividere i paesi dell’euro) é un pazzo irresponsabile. Tutti in coro, ripetiamo insieme “je suis Charlie” e chi dubita della versione ufficiale è un paranoico “gomplottista”.
La realtà: hanno deciso che dobbiamo tornare ad avere un nemico esterno, forse perché stavamo cominciando a combattere seriamente contro quello interno; la Francia, del resto è stata spesso la culla dei movimenti di cambiamento in Europa e oggi è il paese con il più forte partito schiettamente anti-euro in circolazione. Partito che è stato volutamente escluso da ogni manifestazione pubblica seguente l’attentato. Ciliegina sulla torta del complottismo, il numero uno della Total, azienda-stato, sostenitore della Russia, è morto qualche tempo fa in un misterioso incidente in un aeroporto moscovita e l’inutile Hollande aveva appena avuto uno scatto di orgoglio dichiarando che” le sanzioni contro la russa sono da rivedere “. Quei francesi stavano facendo brutti pensieri, meglio riportarli nella cesta. Interessante analisi sul concetto di “cui prodest” dell’attentato in questo articolo: gli estremisti islamici vogliono lo stato islamico, invece chi ha teorizzato lo stronzisfilatascontro di civiltà sta a Washington. E le stranezze che fin qui ci hanno raccontato sui fatti successi a Parigi sono parecchie, come le domande senza risposta. Ah, dimenticavo. La sfilata del corteo di teste coronate (vabbè, diciamo solo coronate..) è stata una sceneggiata ad uso TV. Il corteo era altrove e loro sono scesi dal pullman per pochi metri.
Conseguenze

  1. Tutti uniti, la risposta è stata “Stati Uniti di Europa” (bum! Ma l’hanno detto  in parecchi) la Marche Rèpubblicaine della domenica e gli articoli collegati sono stati espliciti e concordi: ci sarà un giro di vite sulla sicurezza (quindi aumenteranno i soldi per l’industria bellica in senso ampio), Israele ringrazia; già che ci sono, controlleranno anche i non islamici: mica che si stiano facendo venire idee strane su sovranità e dintorni;
  2. Non si è parlato più, per molti giorni, di crisi economica: del record di disoccupazione in Italia e del contemporaneo minimo storico in Germania non si è occupato quasi nessuno;
  3. Le forze no euro si sono trovate sbalzate sui temi dove sono più estremiste. Stavano accreditandosi tra i moderati ed eccoli costretti a riprendere i vecchi temi, così facili da attaccare. Quando riparleranno di euro sarà difficile dire che non sono estremisti. L’equazione sarà no euro uguale xenofobo (vedi anche il il Frame 2 sulle elezioni in Grecia). Il giornale radio delle sette dice che la Le Pen “non ha partecipato alla manifestazione” e subito dopo lancia il parere dell’esperto sul tema voluto dagli spin “la minaccia terroristica porterà all’accelerazione dell’unificazione europea?” che non é una domanda aperta, ma un’affermazione.
LO SGANCIAMENTO DEL FRANCO SVIZZERO DALL’EURO
Il frame prevede che ogni mossa contraria alla sacra unità delle monete sia da condannare, quindi la decisione della Banca Centrale elvetica di sganciare il CHF dall’Euro non può che essere negativa. La Borsa di Zurigo crolla, gli industriali svizzeri piangono il morto e tutti sottolineano l’enormità del balzo, da 1,2 CHF per un Euro a 0,85. GR delle sette parla di “svalutazione dell’euro” e subito dopo di “crollo della borsa di Zurigo”. Visto che succede a staccarsi dalla monade unificante di Bruxelles?
La realtà. Molti sorvolano sul piccolo dettaglio che il CHF si è rivalutato e che gli effetti non assomigliano a quello che succederebbe a noi se uscissimo dall’euro e svalutassimo, ma a un assaggio di quello che succederebbe alla Germania se uscissimo noi. Qualcuno ha scritto (non ho salvato il link) che la Svizzera ha preferito saltare da un treno in corsa e rompersi qualche osso piuttosto che restare sopra e seguire il treno nel burrone in cui sicuramente è diretto. Immagine perfetta e niente da aggiungere.
BNS jordanLe conseguenze: meno di quanto diceva il mainstream. Dopo due settimane dall’exit il cambio è tornato sopra la parità e sta riavvicinandosi alla differenza dovuta al differenziale cumulato di inflazione con l’area Euro (alla faccia di quelli che “I fondamentali non contano quando c’è il panico”… bastava aspettare, e neanche tanto). La Banca Centrale Svizzera ha affermato in barba ai “mercati” che lei è sovrana e quando si tratta di difendere gli interessi del proprio paese fa quel cazzo che gli pare e non avverte i “mercati” (cioè quella peste umana dei gestori degli hedge funds, e delle solite note banche fasotuttomi globali che muovono i soldi veri). E che si impicchino. Gli industriali si erano fatti le spalle grosse (e le tasche piene) negli anni del CHF sottovalutato e adesso stiano muti e mettano in saccoccia, che gli è comunque andata di lusso. E chi vuole capire come si fa a togliersi d’impiccio con quello zombie valutario di quattro lettere ha capito.

LE PREVISIONI DEL FMI E COMPAGNIA BELANTE
Il FMI rivede al ribasso le previsioni per l’Italia. Strano, non succede mai. Sono scienziati o imbonitori? Collegamento permanente dell'immagine integrataIl Frame è che oggi non va bene, ma domani sarà migliore, la realtà è che ci prendono per il culo. Le conseguenze sono che prima o poi se ne accorgerà un numero sufficiente di persone da mandarli tutti all’inferno a calci, loro e tutti i loro lacchè che diffondono acriticamente anche le balle più enormi. O almeno questo è quello che spero. Sulle previsioni al rialzo e sui sintomi di ripresa usciti verso la fine mese non è il caso di spenderci tempo più di tanto. Basta guardare qui (riassunto delle bufale – estate 2014) o la foto a fianco (link qui).

LE ELEZIONI IN GRECIA – 2
Il frame: ha vinto Syriza perchè quei discoli dei greci hanno voluto fare di testa loro, ma gli impegni vanno rispettati, dice la Germania. La sinistra esulta, ma “con judicio”: loro, le palle di dire che il debito non si ripaga tutto perchè non è giusto, non le hanno avute; e poi mica hanno preso la maggioranza assoluta, si sono alleati addirittura con un partito di destra che ce l’ha con gli immigrati. Non si fa.
La realtà: Tsipras è tutto fuorchè un estremista, come dice chi lo conosce bene e da tempi non sospetti. Nei giorni precedenti il voto ha rassicurato tutti a destra e a manca, soprattutto quelli con i soldi. Il fatto che uno così provochi un allarme così forte può significare due cose 1) il mondo eurista ha una enorme coda di paglia e, sapendo di averla fatta grossa con quelli di Atene, teme che da un momento all’altro qualcuno se ne accorga e gliela faccia pagare, magari anche chiedendo “solo” di rinegoziare un po’ di debito, ma mettendo comunque in moto una reazione a catena forse non controllabile, oppure 2) il mondo eurista sa su Tsipras qualcosa che noi non sappiamo, ad esempio che la riduzione del debito è propedeutica a perderci di meno su quel 60 e passa per cento di debito greco emesso secondo giurisdizione estera che non sarà convertibile in dracme dopo l’uscita dall’euro di Atene. Che Tsipras pensano farà, nonostante le rassicurazioni, esattamente come ha fatto la Svizzera pochi giorni prima.
Le conseguenze: le scopriremo solo vivendo. Le elezioni sono state il 25 di gennaio, è troppo presto per sapere già la verità. Intanto sul su e giù della borsa i soliti noti ci avranno già fatto la cresta.

IL NUOVO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Ci metteremo poco a scoprire il frame del nuovo Presidente. Se continuerà a non dire nulla su niente, diventerà il presidente del riserbo, anche se ho un sospetto: uno che in dieci anni fa solo 29 dichiarazioni e di mestiere fa il politico non è semplicemente una persona “riservata”. E’ uno che non ha mai niente da dire, il che significa che a) non ha mai opinioni sue, oppure b) va sempre bene tutto. O le due cose insieme. Il che mi pare un ottimo requisito, di questi tempi (ottimo dal punto di vista dei politici, ovviamente) e spiega perchè la sua candidatura sia stata subito quella buona. Il fatto che l’unica volta in cui si sia impuntato è stato per la legge Mammì lascia una piccola, piccolissima speranza che dietro quella faccia da democristiano ci sia una spina dorsale.

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