I FRAMES DEL MESE – febbraio

Posted on 01/03/2015

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Mese concentrato sulle notizie dall’estero, febbraio, e questo è un fatto insolito. Ma anche pieno di distrazioni, quanto casuali? La mia impressione è che a un periodo dove sono successe effettivamente molte cose fuori dai nostri confini, si è aggiunta una certa, insolita, vergogna per quello che si stava facendo qui da noi. Se ci fosse ancora il massone di Guzzanti direbbe “per un po’ parlate d’altro, okkèi, che qua stamo afffà le peggio cose“. E allora, sotto a parlar d’altro, da Sanremo agli hooligans del Feyenoord che rompono la “barcaccia” in Piazza di Spagna: il TG de La7 apre con un quarto d’ora (un quarto d’ora!!) sugli ubriaconi olandesi. Quando si è mai parlato per un quarto d’ora al Tg delle otto dell’uscita dall’euro?

I temi del mese sono stati: Podemos, il meta frame renziano, (legge elettorale, riforma della Rai, responsabilità dei magistrati), la Libia e, naturalmente, il balletto UE-Grecia, per chiudere in bellezza con LA  RIPRESAAAAA

PODEMOS A CINQUE STELLE Il mese comincia con una breve, ma significativa puntata sulla Spagna Il frame. In Spagna si sta affermando un partito di ragazzotti che stanno in testa a tutti i sondaggi. Vanno in piazza, parlano di tutto, ma pure loro hanno le loro brave rogne da nascondere. Si dicono onesti, ma ci sono delle perplessità per le loro fonti di finanziamento. La “notizia” é anche su radio Rai, seguita dall’intervento dell’esperto sul tema: “se l’Europa dovesse concedere il prolungamento di sei mesi al debito greco, il paese più preoccupato é la Spagna che a novembre ha le elezioni con Podemos primo partito”. iglesiasLa realtà. Podemos sta molto più avanti del PPE e del PSOE in tutti i sondaggi sulle prossime elezioni di novembre e gli insiders tremano, quindi sono sotto attacco concentrico di tutti i media mainstream. C’è gente nuova, onesta e, a differenza del nostro M5S, questi sono realistici e stanno studiando PRIMA di andare allo sbaraglio e si stanno dando una struttura PRIMA di mettersi sotto i riflettori. E poi, il che è decisivo, hanno delle vere teste pensanti che scrivono il programma economico. Alberto Montero Soler è stato tra i primi a parlare di Euro, austerità, sovranità etc. quando parlarne significava stroncarsi la carriera: è lui il loro ispiratore, mica Benetazzo. Nei primi giorni del mese, per caso, ero a Madrid e i TG spagnoli sembrano i nostri ai primi tempi del M5S. In particolare, grandissimo spazio va al PSOE, che è l’anello debole del cordone sanitario messo intorno al sistema per salvarlo dai nuovo outsiders. Dimenticavo: Podemos ha finanziato la campagna delle europee con il microcredito e il crowdfunding, 150 mila euro in totale, prendendo un milione di voti. Ha speso per l’intera campagna elettorale quello che il PPE spende in mezza giornata. Di cosa stiamo parlando? Le conseguenze. A occhio credo che Podemos vincerà comunque le elezioni di novembre, ma il bombardamento avrà il suo effetto. In fin dei conti il M5S a febbraio 2013 ha mancato di poco il premio di maggioranza. Cosa sarebbe successo se i media non lo avessero martellato nel modo in cui lo hanno fatto? Quanti voti in più avrebbe preso? Dove saremmo adesso se avessimo avuto un governo cinque stelle? Ecco, forse in Spagna Podemos ha un margine più ampio, ma il bombardamento é in corso, e mancano ancora nove mesi alle elezioni.

IL META FRAME RENZIANO Il frame che si applica a tutto ciò che fa il governo comincia ad essere così scoperto che si sono raggiunte nuove vette, impensabili solo poco tempo fa. Ormai gli atti del governo non vengono nemmeno più raccontati nel merito, ma i media passano direttamente al contesto. In pratica, se in parlamento ci si scontra sul provvedimento XY, l’abitudine odierna é raccontare lo scontro in sé, senza mai dire nulla sul tema XY. Questo consente di lasciare il pubblico all’oscuro dei termini reali della disputa e, quindi, di renderlo incapace di farsi un’idea propria della questione. Tre gli esempi eclatanti di questo mese: la legge elettorale, la riforma della Rai e il decreto sulla responsabilità dei magistrati. A febbraio ho fatto un esperimento: ho provato a non cercare specificamente informazioni si questi temi, per vedere se, in qualche modo, mi sarei imbattuto da qualche parte in una spiegazione. Ho seguito il mio ritmo normale di informazione, ne più ne meno: il GR tutte le mattone, due o tre TG mainstream alla settimana, il Fatto quasi tutti i giorni, ma in dieci minuti. Ebbene, non é successo. Il messaggio che passa, quindi, si limita al frame: il governo cerca di fare e i soliti sfaccendati si oppongono a prescindere. “Voglio idee, non correnti” dice mr. Bean. Come sul Jobs Act. E se proprio ti vergogni a parlarne, sotto con le notizie dall’estero (avremmo parlato volentieri di cronaca nera, ma gli omicidi languono).parlamento La realtà. Il parlamento vota un venerdì notte una qualche riforma elettorale mentre il 50% dell’audience televisiva sta guardando Sanremo. É una riforma costituzionale, il cui iter dura mesi, ma si vota il venerdì notte, come se fosse una cosa da far entrare in vigore il sabato. Stessa cosa con la riforma delle banche popolari, fatta per decreto, ma che entrerà in vigore diciotto mesi dopo. Così Renzi sta dicendo ai parlamentari: siete inutili, lavorate. A quando si comincerà ad applicare anche a loro il frame dei magistrati? Nel caso dei parlamentari sarà come sparare sulla croce rossa, visto il numero di assenze di certi individui. Il fatto che il PD la riforma elettorale se la sia votata da solo, senza nessun altro in aula vorrà dire qualcosa? Certo che si, peccato che non lo sappia quasi nessuno. Due settimane dopo, sotto con la riforma della Rai, anche questa sconosciuta ai più, ma pure lei da fare per decreto, che perfino la Boldrini si é arrabbiata e ha detto “ma insomma, non é tutto urgente”. E, verso fine mese, altro annuncio: “riforma della responsabilità civile dei giudici” mentre lo stesso giorno il nuovo presidente della repubblica mostrava a tutti perché l’avessero eletto, esibendosi in una dichiarazione del tipo “la magistratura deve essere più efficiente” che uno spin doctor non avrebbe saputo fare di meglio. Lo schema è chiarissimo, come sempre, nell’articolo di FOA. E sul Jobs Act, la verità è nota a tutti i media da tempo (perfino a quelli de LaVoce.info, vedi qui), ma in giro le uniche conseguenze che passano sono quelle che racconta il Governo Conseguenze. Oggi Renzi fa quello che vuole, e non é poco. Domani, o il giorno che vorrà dare la spallata finale al parlamento, sarà più facile delegittimarlo e neutralizzarlo. Nel frattempo, si abitua la gente a non chiedersi più cosa sta succedendo, ma a tifare per una delle parti in causa, a prescindere. Sul Jobs Act, le conseguenze saranno tremende, licenziamenti in massa per quattro soldi, demansionamenti, e, che forse è la cosa peggiore di tutte, senza alcun effetto positivo sulla disoccupazione che, come ormai sanno anche i sassi, dipende dalla crisi della domanda.

LA LIBIA Mideast Islamic State Libya Il Frame. La Libia è vicina e quello che succede in Libia ci riguarda da vicino. Quando ci commuoviamo per le tragedie del mare, dobbiamo pensare che tutto viene dalla Libia. E’ quello il problema da risolvere e gli alleati ci devono dare una mano.  GR del 16 febbraio ha pochi secondi di politica e il resto è tutto su Libia, Isis e perfino Boko Haram, che quando serve c’è sempre. Tg1 intervista gli abitanti di Lampedusa per chiedergli se hanno paura dei missili dell’Isis. La realtà. Premessa: in Libia si muore da parecchio tempo, noi abbiamo da anni molti interessi in quel luogo e i migranti partono da lì da sempre, molto di più da quando abbiamo tolto di mezzo quel simpaticone di Gheddafi, eppure fino a due settimane fa pareva che importasse ‘na sega a nessuno. Il che mi suona sospetto: non sarà che serviva un diversivo per nascondere altre cose (vedi frame precedente e seguente)? Le cose sono successe troppo rapidamente: dopo l’ennesima tragedia del mare, Renzi dice che il problema è la Libia, dando subito dopo l’ordine di rimpatrio di tutti gli italiani; il weekend successivo arrivano duemila migranti in poche ore, alcuni dei quali feriti perché gli hanno sparato per farli salire in barca. Ma non dovrebbero essere disperati disposti a tutto pur di venire da noi? La realtà è che questi esodi assomigliano sempre di più alla tratta degli schiavi neri nell’Ottocento, dove i neri erano portati di forza in America perchè dall’altra parte c’era richiesta. Che L’ISIS sia un prodotto spontaneo del mondo arabo non ci crede più nessuno, mentre sulla Libia valga questo. Le conseguenze. Non facilmente prevedibili sui singoli conflitti, ma prevedibilissime nel loro insieme. Finchè il complesso militare industriale di cui parlava già Eisenhower manterrà la sua influenza su potere in USA valga come previsione la verità che racconta Naomi Klein su Israele: quando vivi e prosperi sulla paura e ti arricchisci sulla guerra, il tuo incentivo sarà di avere sempre più guerra intorno a te (grandioso questo post sul blog di Lameduck subito dopo i fatti di Parigi). Signori, le guerre moderne non si fanno per vincerle, ma per farle durare il più possibile, quindi il futuro ci riserva sempre più guerra.

IL BRACCIO DI FERRO GRECIA-UE varoufakis Il frame. La Grecia non rispetta i patti, il nuovo governo Tsipras ha vinto le elezioni con la promessa di cose impossibili e ora le richieste di Varoufakis sono semplici tentativi di sfuggire ai propri doveri. Ma i tedeschi non mollano e ribadiscono che non si tratta, per la gioia dei mercati. La realtà. Per la prima volta dal 1978, quando il PCI votò contro l’adesione dell’Italia allo SME (e il discorso lo fece Napolitano) un piddino dice la verità sui temi dell’Europa e dell’Euro. E lo fa parlando della Grecia: è Fassina che parla alla TV de La Stampa (non proprio al TG1 in prima serata, ma per ora bisogna accontentarsi) e dice a chiare lettere quello che tutti sanno da un po’. La questione è una moina, la Grecia non potrà mai ripagare quel debito e per salvarsi dovrebbe uscire dall’euro. Ma dice di più: dice che bisognerebbe avere il coraggio di dire la verità, cioè che questa situazione è colpa dell’Europa così com’è e che non ci sono le condizioni politiche, oggi e forse mai, perchè l’Europa sia dei piddini sia possibile e che le conseguenze di questo “sogno” europeo tutto sbagliato non possono che essere nefaste sui lavoratori. Uscirne sarà doloroso, ma se stiamo qui andiamo dritti al disastro. Per chi da anni sta provando a urlare tutto questo ai quattro venti, sentir dire queste cose da un esponente del partito oggi al governo fa un certo effetto. Così come fa un certo effetto vedere quei pochi reportages seri sulla Grecia (come questo di Piazzapulita su La7). Se poi vogliamo parlare di quale sia la realtà sui tanti luoghi comuni che circolano sui greci e sulle loro colpe, leggetevi questo factchecking di Goofynomics. Quando l’ho finito mi veniva da piangere; non mi era mai successo, per un testo economico. Le conseguenze. Sulla Grecia, poche. C’è chi dice nessuna. Hanno avuto i loro quattro mesi, ma niente altro. Sulla sostanza della questione è tutto come prima, il debito e gli impegni di Samaras sono ancora lì. C’è chi dice che Tsipras non ha più carte da giocarsi e che i quattro mesi serviranno solo a far digerire la pillola ai greci, e chi dice che quattro mesi è il tempo che serve per dissimulare una resa e poi fare il botto dall’oggi al domani. Intanto, nel dubbio, i Greci stanno togliendo i soldi dalle banche e qui si vocifera di controlli ulteriori sui movimenti in contanti.

LA RIPRESAAAA
Il frame. Come nei thriller che si rispetti, il colpo di scena arriva all’ultimo. Siamo in ripresa, lo dice l’Istat. Le riforme di Renzi e il Quantitative Easing della UE stanno funzionando. Il primo trimestre del 2015 facciamo segno più sul PIL e lo spread scende sotto quota 100!!! Siamo fuori dalla recessione, in fondo al tunnel si vede la luce.
La realtà. trattasi di clamorosa e massiccia operazione mediatica “out of thin air”. L’Istat dice che PREVISIONI sulla crescita del PIL per il I trimestre dell’anno stanno tra -0,1% e +0,3%. Dato che mi pare che siamo a febbraio, il trimestre è tutt’altro che finito, e una forchetta che parte dal MENO 0,1% non garantisce affatto che finiremo il trimestre in crescita, ma i media partono come treni lanciando titoli ALL’INDICATIVO PRESENTE: Parte l’ANSA e poi dietro tutti, accodati e solerti, partendo dall’inutile De Bortoli alla solita Repubblica, passando per Radiorai, La7 e per l’ignorante Fatto Quotidiano, che almeno scrive “previsioni” (non nel twit, ma nel titolo dell’articolo) giù giù fino ai leccaculo della sezione economica di Fanpage che dicono “la ripresa nel primo trimestre 2015 E’ dello 0,1%”… peccato che solo saremmo al 28 febbraio e manchi ancora un mese alla fine del trimestre.
Le conseguenze. Magari alla fine del trimestre succederà davvero che non avremo un segno meno, ma intanto quello sarà un DATO (ammesso che non lo tarocchino e  per l’Istat la mano sul fuoco non ce la metterei) e poi, anche se succedesse, ci vorrebbero DUE trimestri consecutivi per dichiarare che siamo fuori dalla recessione. Ma tutto questo non ha alcuna importanza. Stasera, come diceva un altro twit in risposta all’Ansa, ristoranti pieni. Ma andateci subito, prima che Jobs Act raggiunga anche voi.
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