I FRAMES DEL MESE: Marzo

Posted on 01/04/2015

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A Marzo i media hanno portato avanti un attacco concentrico con prevalente attenzione al tema della corruzzziooooneeee. Ma noi questo tema lo abbiamo già visto, e quindi lo mettiamo già nel novero dei RITORNI, cioè quei temi che si stanno ripresentando mese dopo mese (per la serie “repetita juvant”).
Questo mese vorrei innanzitutto proporre di fare un passo indietro. Non esaminiamo i singoli frames, nè un meta-frame come quello Renziano (peraltro sempre presente, vedi più sotto), ma mettiamo il focus su una tecnica. La tecnica è qualcosa di meno del frame, perchè si applica ad uso e consumo della cornice che si vuole imporre. E’ uno STRUMENTO DI LAVORO del frame.
Dato che il più pervasivo dei frames è quello Renziano (di qualunque cosa si stia parlando, il discorso è sempre il nuovo contro il vecchio, ancora una volta è Marcello Foa che fornisce gli esempi più pregnanti), analizziamo come esso viene declinato volta per volta: non è un esercizio fine a sè stesso.
Capire lo strumento ci indirizza verso la verità, vediamo come.
Dietro allo scontro vecchio vs nuovo ci sono, alla fine, i provvedimenti del governo Renzi.
Questi provvedimenti si dividono, a grandi linee, in tre tipi
  1. Quasi proponibili;
  2. Quasi improponibili;
  3. Improponibili.
I provvedimenti del tipo 1 sono quelli che Renzi mette in campo per fare “ammuìna”, cioè per far pensare che lui fa politica. Si tratta di materie su cui non ha interessi diretti da difendere o, meglio, ce li ha, ma non sono quelli dei suoi mandanti primari. Un esempio recente è il provvedimento sulla scuola. Non ce l’ha chiesto l’Europa, non ce l’ha chiesto il Bilderberg, ma ce lo chiede cielle che, sì, va bene, è amica nostra e la vogliamo tenere buona, ma adesso pure il Papa li ha bastonati. E poi, suvvìa, quale governo non ha tentato di fare almeno una riforma della scuola? Vogliamo che il turbo governo del pinocchio di Rignano sia da meno? In questi casi, insieme ai soliti grandi errori, ci possono anche essere cose interessanti, princìpi a prima vista condivisibili. Come riconoscere tali provvedimenti? LI RICONOSCIAMO DALLA PRESENZA NELLE NEWS DEI DETTAGLI E PURE DELLE RAGIONI CONTRARIE. Se siamo in presenza di un provvedimento del primo tipo, i TG racconteranno sì lo scontro tra i proponenti e gli oppositori, lo presenteranno come al solito enfatizzando il “fare” contro il “partito del no”, ma troveremo anche un elenco delle caratteristiche dei vantaggi – sia pur di parte – e potrebbe perfino accadere che si riportino una, massimo due obiezioni contrarie, spesso accompagnate dalla smentita dell’esperto di turno o di un membro della maggioranza (secondo la nota sotto-tecnica del panino.

I provvedimenti del tipo 2 sono quelli dove Renzi, a fronte di un’esigenza a prima vista condivisibile, mette in campo una serie di misure che in realtà sono dannose o addirittura controproducenti. Le misure, però, servono perfettamente gli interessi di uno o più dei suoi mandanti primari e questa, alla fine, è la vera “ratio” dei provvedimenti (non l’esigenza astrattamente condivisibile). Esempio paradigmatico: IL JOBS ACT. In questo caso, noterete che i media presenteranno – al solito – lo scontro vecchio vs nuovo, ma anche ELENCHERANNO LE CARATTERISTICHE PECULIARI DEL PROVVEDIMENTO. Ovviamente diranno solo quello che gli interessa, e quello che diranno, lo presenteranno in modo tendenzioso, ma l’ascoltatore avrà se non altro una qualche idea di dettaglio. Per i provvedimenti del secondo tipo, non c’è nessuno spazio alle obiezioni, nemmeno blindate dentro ai “panini”, perchè il contenuto è talmente improponibile che la minima obiezione basterebbe a far venire (giustamente) dei dubbi in chi ascolta. I provvedimenti economici sono raccontati così: conferenza stampa di Padoan e/o di Renzi, lodi dei leader europei, scegliendoli fior da fiore. Al limite, può fare gioco riportare qualche obiezione RIGORISTA per far passare l’idea che il premier sfida Bruxelles per darci più soldi. Altro esempio di provvedimenti del secondo tipo sono quelli contro la corruzione, dove le obiezioni si trovano solo sul “Fatto” o su qualche blog.
I provvedimenti del tipo 3: questi sono del tutto improponibili e vengono proposti quando gli stakeholder di Renzi vogliono assolutamente che qualcosa sia fatto, e sia fatto presto. In casi come questi, l’ideale sarebbe far succedere qualcos’altro in contemporanea, in modo da non parlarne proprio. Che so? Un attentato, una tempesta di neve su Roma oppure il Festival di Sanremo. Dato che dei tre esempi, solo uno si svolge in una data nota in anticipo, guarda caso proprio il Festival è stato usato come schermo per il più recente esempio di provvedimento del terzo tipo: le riforme istituzionali. L’elemento distintivo dei provvedimenti del terzo tipo è che, di questi NON VIENE RESO NOTO NULLA, NEMMENO A FINI PROPAGANDISTICI. La linea di condotta è che se ne parla il meno possibile e, quando se ne parla, SI DESCRIVE SOLO LA LOTTA POLITICA CHE LI ACCOMPAGNA. Silenzio assoluto sul provvedimento e sui dettagli. Sulla riforma della Rai, altro esempio, non si sa nulla; gli articoli parlano delle lotte che la accompagnano, ma mai del contenuto, se non una mezza annotazione sfuggita a margine di una news del GR delle sette di un giorno qualsiasi che diceva che la riforma prevede un “DG forte designato dal governo”. Hai detto niente. Pure la riforma elettorale si presenta sui media piuttosto scevra di dettagli, mentre abbonda il dibattito sulla virulenza dell’opposizione e sulle dinamiche interne al PD. Il perchè queste dinamiche si scatenino è del tutto ignorato: si scontrano e basta. A zapping (Radio1) una sera, il conduttore saluta il solito sottosegretario ospite (pare che in Rai non si possa dibattere un qualunque tema se non è presente almeno un membro del governo) e gli chiede direttamente “allora, oggi cosa si sono inventate le opposizioni per mettere i bastoni tra le ruote?”. Non era specificato nemmeno l’oggetto: non conta più sapere su cosa si dibatte: qualunque sia il tema di discussione, è sempre la lotta tra il nuovo che avanza e il vecchio che si oppone.
LA CORRRUZZZZZIONEEE

E poi marzo è stato il mese della corruzzzzzione.

Il frame: bisogna fare pulizia, mettere trasparenza nelle decisioni pubbliche e magari già che ci siamo privatizzare un po di utilities locali che sono così inefficienti. Il sistema è marcio e l’Italia non può ripartire se non si toglie questo peso insostenibile. La realtà: anche tralasciando il fondamentale fatto che la corruzione c’era (e tanta) pure quando eravamo la quinta potenza industriale del mondo, se un sistema fatto in gran parte di corrotti si scaglia compatto contro la corruzione cosa vuol dire? Che si e redento (improbabile) oppure che sta usando l’indignazione pubblica come martello per togliere di mezzo i corrotti del precedente governo e installate i propri (moooooolto più probabile). Ricordate Totò Riina? Quando decisero che andava tolto di mezzo, i mafiosi avevano due alternative: ucciderlo o venderlo, e optarono per consegnarlo alle forze dell’ordine. Così sta accadendo per la corruzione, è il solito frame x gonzi. Incalza governava i soldi pubblici in modo non gradito al nuovo premier? In galera, così ne mettiamo un altro. Renzie, dopo qualche mese al governo attaccò un paio di centri di spesa dove già molte opere erano state assegnate (Mose, Expo) per saggiare la reazione. Andò bene, ma non attaccò il centro nevralgico delle decisioni ordinarie, dove si spendono il grosso dei denari. Ora il premier si sente sicuro in sella e attacca il sancta sanctorum, non certo per ripulirlo, ma per metterci le mani.
Le conseguenze. Il fronte compatto del mainstream tiene bordone all’attacco concentrico e, nel giro di qualche settimana, c’è da scommettere che tutte le posizioni chiave dei lavori pubblici saranno passate in mano a uomini fidati. E, mentre l’Italia avrà gli stessi problemi strutturali di prima (dove la corruzione c’è, ma non certo al primo posto), i soldi dei lavori pubblici prenderanno una nuova direzione, o magari manterranno la vecchia strada, ma in proporzioni diverse. E ai TG passeranno a parlare d’altro. Amen.
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