SPECIALE: LA FABBRICA DEI FRAMES

Posted on 02/06/2015

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Qualche giorno fa è uscito su Dagospia uno di quei pezzi nei quali al blog di D’Agostino fanno sul serio. L’articolo è qui

Il pezzo parlava dello spin doctor Filippo Sensi, che – adeguatamente retribuito – guida la comunicazione renziana, ed è di quelli definitivi. Troppe le circostanze riportate, i dettagli orwelliani, i riscontri, troppo evidente la manipolazione che ne risulta per continuare come prima. Del resto la descrizione della realtà che ne esce coincide con quello che altri avevano già raccontato, come ad esempio l’anonimo ex-spin Elio Rossi raccontava nel libro I professionisti del potere, o che Marcello Foa spiega quando racconta dei meccanismi di base dell’informazione mainstream, (ad esempio QUI) etc etc

Per me che mi sto occupando di differenze tra realtà e rappresentazione nella formazione della così detta opinione pubblica, questo post, ripreso e chiosato dal blog  di Lameduck sono l’essenza del discorso, talmente chiari a chi li vuole vedere che il discorso sui frames può anche finire qui. Perché continuare ad elencare puntigliosamente mese per mese i singoli modi con cui te lo piazzano in c… (metaforicamente parlando) quando davanti a te si apre direttamente il manuale universale della sodomia?

Ero pronto a scrivere il nono pezzo, sul mese di maggio, ma ho desistito, di fronte alla spudoratezza del quadro. “Nomfup (presudonimo di Sensi) al lunedì detta il tema della settimana”, e io come un pirla a prendere nota. Per controbattere, certo, per smontare, ma intanto decide lui.  Nel libro di Elio Rossi c’era già parecchia roba, ma leggere le stesse cose riferite alle notizie di ieri fa più effetto. E poi la capillarità dell’opera, la totalità degli aspetti sotto l’attenzione degli spin e, alla faccia delle profezie del sedicente guru Casaleggio (di cui riparlerò a breve), la permanente prevalenza della televisione come unica fonte informativa per la gran parte dell’opinione pubblica sono lì a testimoniare che non si salva quasi nulla. Questo brano, tra i tanti, è forse il più allucinante “ogni sera, a telegiornali quasi esauriti, Nomfup manda un sms ai cronisti che seguono il governo con la formula “Renzi ai suoi”. I più pigri lo copiano e lo incollano nei pezzi. I più scafati tentano di ampliare le frasi, di argomentare meglio, di usare la testa.“. Più o meno la stessa cosa che raccontava Stefano Feltri a Goofy3, il convegno di A-simmetrie a Pescara, riguardo ai cronisti che stanno in sala stampa a Bruxelles, durante le riunioni UE: bivaccano lì finchè arriva qualcuno mandato da Renzi (lo stesso Nomfup?) a dirgli come è andata. O meglio, non a dirgli com’è andata, ma come vogliono che si dica che è andata. E loro, diligenti, ci fanno i pezzi per il TG della sera.
 
Tutto quello che c’è da sapere stava già nel decalogo di Goebbels.
E sta nell’articolo di Dagospia, e nelle considerazioni di Lameduck , e nell’elenco dei frames che ho raccolto nei mesi scorsi e che continuerò a raccogliere, per farne un riassunto a settembre.
Tutta roba che i piddini e la gran parte degli spettatori dei TG non leggeranno mai.
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