L’otto settembre della Grecia

Posted on 20/06/2015

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Lunedì, dicono tutti, sarà l’ennesima giornata decisiva per le sorti della Grecia. Potrebbe essere vero oppure – come già successo per molte altre recenti giornate decisive – non esserlo affatto. Ma quello che sta succedendo in queste settimane con Atene mi ricorda in modo soprendente la vigilia del nostro otto settembre 1943. 

Noi come loro invischiati in una cosa che non potevamo più sostenere: la guerra a fianco della Germania da parte di un paese che non riusciva neanche a dare le scarpe a tutti i suoi soldati non è molto diversa dai tentativi di creare surplus di bilancio giganteschi in un paese dove, a causa dei licenziamenti di massa e dei tagli generalizzati agli stipendi, sono sempre meno quelli che pagano le tasse. E l’effetto è che oggi la Grecia sembra un paese in guerra, dove a completare il quadro mancano solo le bombe.

tsipjun

Noi come loro legati da un patto che sostanzialmente fa riferimento alla Germania. La UE di oggi non è altro che un camuffamento della Germania, e oggi molte volte non tentano nemmeno più di nasconderlo e le riunioni si svolgono direttamente a Berlino

Noi come loro reduci da un estremo tentativo di venirne fuori sostituendo al timone del paese coloro che in quel casino ci avevano infilato con entrambi i piedi. Il loro 25 luglio sono state le elezioni di gennaio, dove i greci, pur irretiti da una propaganda vomitevole, hanno comunque scelto di cacciare Samaras e di provarci con il loro Badoglio, cioè Tsipras. Samaras non è stato imprigionato su qualche montagna dell’Epiro solo perchè oggi certe cose non si fanno più, ma forse sarebbe stato un gesto con un valore simbolico tale da renderlo consigliabile.Pietro_Badoglio

L’aspetto però che mi inquieta di più e che rende questo paragone molto più di un semplice gioco intellettuale è che loro oggi come noi allora stanno compromettendo una soluzione semplice (o forse sarebbe meglio dire “meno indolore”) del problema per scarso coraggio. Badoglio-Tsipras non vuole dire quello che tutti pensano sia inevitabile, cioè che la Grecia uscirà dall’Euro e continua a far finta di starci, nei patti precedenti. Nel frattempo avviene oggi in Grecia l’equivalente economico di quello che tra il 25 luglio e l’8 settembre 1943 avvenne in Italia, cioè si prepararono le condizioni del successivo disastro nazionale.

8settembre2Nel 1943 i tedeschi, fiutando l’ambiguità di Badoglio, disclocarono in Italia i loro contingenti militari, occupando di fatto il paese già prima che arrivasse l’annuncio del nostro cambio di bandiera. L’operazione Achse fu concepita a maggio, quando già era evidente che la guerra era insostenibile per l’Italia, ma ancora nessuno si muoveva per far seguire a quella semplice constatazione, i fatti; i gerarchi ci misero due mesi a cacciare il Duce e poi Badoglio, per non ammettere l’evidenza, lasciò che le truppe tedesche facessero il comodo loro, anzi, i comandi italiani continuarono fino a tutto agosto a chiedere l’arrivo di truppe tedesche in Italia per contrastare gli Alleati. 8settembre3Le truppe arrivarono, protessero i passaggi strategici lungo i confini (che avrebbero poi garantito rifornimenti) e il risultato fu che poi ci vollero diciotto mesi di violentissima guerra (civile e non) per cacciare le truppe che si erano insediate e dislocate anche (e soprattutto) in quei quarantatrè giorni. Quell’ambiguità costò una montagna di morti e distruzione diffusa in gran parte del paese: impiegammo quarant’anni per venirne fuori. Oggi Tsipras forse sta facendo lo stesso gioco di Badoglio: fare finta di rispettare i patti, mentre si lavora per ribaltarli. In realtà che li voglia ribaltare è tutt’altro che sicuro, ma ragioniamo come se fosse così, anche perchè alla fine la realtà chiederà il conto e il tavolo, se non lo ribalta Tsipras, lo ribalterà qualcun altro o si ribalterà da solo. E oggi in Grecia come allora in Italia, questo tempo che il governo di Atene sta prendendo, rischia di avere un costo elevatissimo. I Greci stanno ritirando un miliardo di depositi al giorno dalle banche elleniche, il doppio del già preoccupante ritmo di qualche mese fa, in una fuga massiccia di capitali che rischia di trasformare la Grexit in un nuovo 8 settembre, questa volta economico.

gre-bankQuando il Grexit avverrà (perchè avverrà) il sistema bancario ellenico rischia di essere già al collasso e questo genererà panico, a usa volta foriero di caos e, forse, moti di piazza difficilmente prevedibili. E il bank run in corso è tutt’altro che casuale. Aspettare fa solo il gioco dell’avversario: i piani relativi a possibili uscite parlano di assoluta necessità di fare velocemente e non dare preavvisi, ma qui sono tre mesi che ogni settimana c’è un ultimatum, e ancora nessuno ha cominciato a mettere controlli sugli afflussi di capitale. I casi sono due: o Badoglio-Tsipras non vuole VERAMENTE uscire dall’euro, oppure sta bluffando sulla pelle dei greci poveri, mentre quelli ricchi si stanno comodamente mettendo in salvo. Non so quale delle due cose sia peggio, francamente.

Il passaggio ad un’economia Euro-free non è mai indolore, ma può diventare dolorosissimo, se gestito con ambiguità e tentennamenti. E più passa il tempo facendo finta che non lo si debba (voglia?) fare, peggio è.La lezione, i greci, dovrebbero averla gà imparata con la crisi del 2011, dove il loro debito venne in pochi mesi trasformato da privato estero in pubblico sotto giurisdizione estera (quindi non soggetto alla Lex MonetaeGIURISDIZIONE-NOMURA). La lezione del nostro 8 settembre è tuttora valida, a volerla leggere: quanti morti in meno ci sarebbero stati se l’armistizio l’avessimo firmato il 26 luglio? O a maggio del 1943?

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